Sto guardando la nuova stagione di Emily in Paris, e ho appena visto una puntata, quella del ballo in maschera, in cui è successo qualcosa che mi ha colpito. Mindy, la cantante amica di Emily, le ha mostrato un messaggio del padre in cui le diceva di essere finalmente fiero di lei. Dovrebbe essere una bella cosa, ma Mindy non l’ha presa proprio bene. Il problema sta nel motivo che ha riempito suo padre d’orgoglio: e cioè ha appena saputo che lei ha intrapreso una relazione col figlio di un magnate della moda.
Anche il padre di Mindy è un impresario e s’è costruito una carriera di successo nel settore dell’abbigliamento. Lei potrebbe seguire le sue orme e condurre la sua stessa vita, e invece no: ha scelto di andare via, di cambiare continente, e di perseguire una strada completamente diversa.
Mi è sempre piaciuto il personaggio di Mindy, anche più della protagonista, perché è molto meno bidimensionale di tanti altri (oltre al fatto che non ha peli sulla lingua). Vale a dire che da una parte ha un passato che l’insegue, e dall’altra ha un obiettivo, e le due cose sono strettamente connesse. Mindy voleva cantare, e per farlo doveva allontanarsi da una famiglia che non lo considerava un desiderio rispettabile.
Comunque, non è tutto qui. Dicevo, è accaduto qualcosa che mi ha colpito, ed è stata la reazione di Mindy al messaggio di suo padre. Il fatto è che Mindy vorrebbe che non le facesse male. Che i suoi genitori non avessero più così tanto potere su di lei. Che non le importasse della loro opinione. Dopotutto, è una donna adulta, completamente indipendente, che vive da sola a migliaia di chilometri dalla sua famiglia e sta provando a fare ciò che ha sempre desiderato: e allora, perché un messaggio di suo padre riesce ancora a ferirla?
Ecco, tutto questo mi ha colpito, perché Mindy io la capisco. Capisco cosa vuol dire scegliere una strada che i tuoi genitori non vogliono farti percorrere, provare con tutte le tue forze a camminare coi tuoi soli piedi ma sentire ancora i fili che ti manovrano dall’alto. Io ho litigato per anni con mia madre e mio padre, perché avevano sempre qualcosa in mente per me che non era mai ciò che volevo io. Abbiamo trascorso giorni interi e lunghi periodi senza parlarci, ed è solo da poco che si sono rassegnati – o, almeno, così sembrerebbe. Ma, ecco, direi che si siano arresi, non che facciano il tifo per me – che non è proprio la stessa cosa.
E io, che forse ho suppergiù l’età di Mindy, dovrei fare spallucce, perché alla fine l’ho avuta vinta. A lungo non ho potuto scegliere, adesso faccio il lavoro che ho scelto. Però convivo col timore che il loro disappunto, prima o poi, si manifesti di nuovo. Evito accuratamente ogni riferimento al mio lavoro per paura che quel disappunto possa leggerglielo ancora sulla faccia. È questo che mi preoccupa: che sarà sempre così. Che non mi affrancherò mai dal loro giudizio.
Mi piacerebbe che, alla fine, Mindy si riconciliasse coi suoi genitori. Che arrivassero in Francia per sentirla cantare, seduti in prima fila, e applaudire come non hanno mai fatto prima in vita loro. Anche se so che non basterebbe. Forse, la vera soddisfazione arriverebbe solo quando Mindy potrà leggere i loro messaggi e ignorarli come si fa con lo spam. E pazienza se non è tanto romantico.







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