A tutti noi capita, prima o poi, di avere un amico impegnativo. Uno di quelli che ti sommergono quotidianamente di vocali lunghissimi, che ti implorano di soccorrerli ogni volta che sono in difficoltà, che hanno sempre un favore scomodo da chiederti. La mia si chiama Thelma – non dirò il suo vero nome, ma la chiamerò come Geena Davis in Thelma & Louise. Capirete perché.
Thelma ha costantemente bisogno di essere salvata. Per esempio quando deve fare un lungo viaggio in macchina e mi chiede di tenerle compagnia per tutto il tempo, se non addirittura di andare con lei. O quando ha un problema a lavoro e mi chiede di risolverglielo. O ancora quando mi supplica di aiutarla a fare le valigie perché ha rotto col fidanzato.
Io, a Thelma dico sempre di sì, almeno tutte le volte che posso. Un po’ perché non so dire di no (di questo parlerò un’altra volta magari), un po’ perché le voglio bene e un po’ perché ho sempre la sensazione che abbia davvero bisogno di essere aiutata. Le dico di sì persino quando mi sembra pure troppo.
Per dire, Thelma ha iniziato un nuovo lavoro e oggi aveva un incontro per conoscere i suoi colleghi, e così mi ha chiesto un favore: sono andato a prenderla in auto, ce l’ho accompagnata, ho aspettato un paio d’ore che finisse e poi l’ho riportata indietro. Ora, io mi considero una persona paziente, e vivaddio ogni tanto me lo riconoscono pure, ma questo mi è sembrato un tantino esagerato.
Tuttavia, a un certo punto ho avuto una perplessità. Mi spiego: Thelma ha litigato con sua madre proprio per questa ragione, perché lei si è rifiutata di concederle questo favore che avrebbe richiesto un intero pomeriggio (da qui è arrivata la telefonata a me stamattina). Ma se Thelma ci è rimasta male è perché lei, in fondo, è una di quelle persone che farebbero cose del genere per gli amici, ed è per questo che non ci vede nulla di mare nel chiedere favori così onerosi. Se solo glielo chiedessi, Thelma verrebbe a prendermi ovunque io fossi, starebbe per ore al telefono e mi darebbe una mano con un intero trasloco. Solo che io non glielo chiedo.
Sono stato abituato a non chiedere mai niente a nessuno – o meglio, mi ci sono abituato da solo, a forza di rifiuti. Per non rimanerci male, ho imparato a fare tutto da me. Sono diventato uno che non invita neanche gli amici a uscire per paura che dicano di no, e così resto sempre ad aspettare che siano gli altri a fare il passo. Eppure non è che non mi farebbe piacere, ogni tanto, ricevere una mano, o anche solo un po’ di compagnia nei momenti difficili. Così, mentre Thelma continuava a raccontarmi della litigata con sua madre (che dentro di me invidiavo per essersela scampata), a un certo punto l’ho guardata e ho pensato: ma non è che sono io ad avere una prospettiva sbagliata? Forse lei fa bene a mantenere intatta la capacità di chiedere aiuto, anche se a volte può sembrare troppo. D’accordo, si esporrà a qualche rifiuto, ma forse un giorno avrà imparato a sopportarli, mentre io sarò ancora fermo qui. Intanto che ci riflettevo, mi ha chiesto una mano per preparare i bagagli per la prossima trasferta: indovinate cosa le ho risposto?





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