Qualche giorno fa sono stato a un concerto. Si trattava di una specie di tribute band che porta in giro i brani che hanno accompagnato l’infanzia dei millennial, con canzoni dei cartoni animati, dei film di Disney Channel e di Il mondo di Patty, per intenderci. Ci sono andato solo per accompagnare una mia amica, non credevo che mi sarei divertito. E invece.

Perché quando parte Il cerchio della vita, o la sigla dei Pokemon, se sei cresciuto con questa roba qui, è inutile provare a far finta di non conoscerle a memoria e a non farti contagiare dall’entusiasmo di altre mille persone che cantano insieme a te, pure se i ragazzi sul palco si esibivano in playback. Quindi, alla fine ho cantato anch’io, insieme alla mia amica e a tutto il resto della folla, tutti che urlavano, che saltavano, che alzavano le mani a comando, con o senza i cellulari. Cioè, più o meno tutti.

A un certo punto della serata, mi sono accorto di un ragazzino, proprio davanti a me, che non so quanti anni avrà potuto avere – gliene avrei dati poco più di venti – anche lui in compagnia di un’amica. Lei ci provava a divertirsi, a partecipare, ma lui, se pure ci avesse provato, non pareva che gli fosse riuscito. Da quel momento, non l’ho mai visto muoversi dalla sua posizione. Immobile, se non fosse che si sventolava per il caldo. Non riuscivo a fare a meno di notarlo, perché qualcosa in lui mi ricordava me.

Mi sono ricordato, infatti, di quando anch’io, alla sua età, mi sentivo inadeguato in mezzo a tante persone che sembrava stessero vivendo la serata migliore della loro vita. Di quando non riesci a godere neanche del divertimento di quelli che sono intorno a te, dei tuoi stessi amici, e senti soltanto di essere fuori posto.

Sono stato astemio fino ai trent’anni. Non mi piaceva bere, e non trovavo divertimento in chi lo faceva. Non mi piaceva uscire tardi la sera e mettermi in coda davanti a una discoteca, ballare su di una musica assordante senza riuscire a scambiare due parole con i tuoi vicini, e con la sensazione di non avere neanche i passi giusti. Però ci andavo lo stesso. Perché? Perché temevo che altrimenti sarei stato tagliato fuori. Che i miei amici si accorgessero che ero noioso. Quando qualcuno mi chiedeva se mi piacesse andare in discoteca, io rispondevo di sì, perché sapevo che altrimenti avrei dovuto giustificarmi, come ci si giustifica se alla mia età non hai la fidanzata o un lavoro fisso.

Nel frattempo, sono cambiato. Ho scoperto che ci sono delle cose che vale la pena provare, perché, chissà, magari poi mi divertono più di quanto pensassi, e altre su cui invece non ho più bisogno di indagare. Adesso per esempio so che mi piace l’alcol, ma comunque non mi piacciono le discoteche, stare fuori fino a tardi, ho imparato a dire di no alle serate di reggaeton e di tanta altra musica che non so ballare e nemmeno mi interessa imparare.

E allora mi sono immaginato che questo ragazzino, forse, avrebbe preferito starsene seduto al tavolo di una pizzeria o su una poltrona di un cinema, ma che abbia sentito di dover dire per forza di sì, di partecipare a quest’evento per non scontentare qualcuno o per non dare l’impressione di essere uno che non si diverte ovunque. Avrei voluto dirgli che poi passa, che non dovrà sforzarsi tutta la vita di divertirsi, ma che riuscirà a farlo davvero. Che gli altri proveranno sempre a fargli fare cose che non gli vanno, ma arriverà il momento in cui riuscirà a dire tutti i no che vuole. Chissà come sarebbe andata a finire se lo avessi fatto davvero. Magari mi avrebbe preso per scemo. E avrei capito che in realtà il ragazzino per cui provavo tenerezza ero ancora io.

3 risposte a “Facevo solo finta di divertirmi”

  1. Se ti dico che questo post avrei potuto scriverlo io, parola per parola, mi credi? Anche se ho 42 anni ricordo ancora con assoluta precisione la sensazione di inadeguatezza e il fare le cose perché le fanno gli altri. E… Quando ho ODIATO la discoteca! E che pena provo ancora per l’Alice che ero… 💓
    PS: grazie di questo tuo post. 🙏❤️

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    1. Sarebbe bello se una versione adulta di noi stessi ci avesse avvertito (ma magari avremmo fatto tutto uguale lo stesso)! Grazie a te per il commento 🙂

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      1. Allora non ascoltavo i consigli di nessuno, non credo avrei fatto eccezione per la me stessa venuta dal futuro. 😉

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