Un mio amico mi ha detto una cosa che mi ha stupito. Anzi, ne ha dette due. Prima di tutto ve lo presento, perché non credo di averne mai parlato prima: lo chiameremo Straccio.

Dunque: lo Straccio mi ha scritto due cose, dopo avermi invitato a mangiare ramen e il mio conseguente rifiuto (perdonatemi, ma la cucina orientale non mi ha mai convinto). Innanzitutto, ha sottolineato come un tempo io dicessi sempre di sì. E questo, devo dire, mi ha fatto piacere. Anche se ha a che fare con un lato di me che sto cercando di cambiare – ma non voglio anticipare troppo, perché riguarda pure quell’altra cosa, e a me piace andare con ordine.

Diciamo solo e semplicemente che per lungo tempo ho davvero detto di sì praticamente a tutto. E sono contento che qualcuno finalmente lo abbia notato, perché lo facevo per compiacere gli altri. Diciamo pure che nutrivo il desiderio di piacere a tutti. E quindi a qualunque proposta, qualunque richiesta, qualunque domanda la mia risposta era sempre sì, sì e sì.

Intanto mi raccontavo che la mia era mancanza di pretese. Che in realtà mi andava bene tutto, che l’importante era stare in compagnia. Mi sono sorbito i peggiori film al cinema solo per stare in compagnia. Ho speso non so quanti soldi in cibo e ristoranti che non avrei mai scelto solo per stare in compagnia. E sì, la compagnia mi piaceva pure, però è pur vero che non c’ho mai neanche provato a dire la mia. Credo sia stata la prima volta che qualcuno abbia notato questa mia totale disponibilità, e proprio nel momento in cui comincio a vederla sotto una luce diversa.

La seconda cosa che lo Straccio mi ha detto è che sto diventando una persona problematica. Capirete che non è esattamente un complimento.

Volete sapere la mia risposta? «Era un traguardo a cui ambivo». Ho scritto proprio così. È interessante notare come quella che io consideri una conquista per qualcun altro invece sia un peggioramento. Certo, torna comodo avere un amico che sia sempre accondiscendente. Ma fateci caso: quando iniziate a dire di no arrivano anche le critiche. Se fate parte di quelli che dicono sempre di sì allora sapete che cosa intendo.

Improvvisamente siete maleducati, antipatici, asociali, oppure problematici come me. Tutte cose che ovviamente fino a ieri non siamo mai stati. La verità è che, crescendo, mi sono accorto che esiste una cosa chiamata tempo. Ne dedichi sempre di più al lavoro e ne rimane sempre meno per il resto. Poi c’è la casa, la spesa, la macchina, il cane, i genitori, la farmacia. Se il tempo è poco, le energie non ne parliamo proprio.

A vent’anni uscivo tutte le sere. Ora che ho meno tempo e voglia per farlo, non mi va di sprecarli in cose che non ho voglia di fare. Non significa che all’improvviso voglia dire di no a tutto. Magari si trova un compromesso, che so, una volta decidi tu e quella dopo decido io. Oppure potete andare a mangiare dove vi pare senza di me, ché tanto non m’offendo.

Ho capito, però, che la vera conquista non è riuscire a dire di no. O meglio: sì, anche quella, soprattutto per chi come me viene dall’abitudine opposta. Però, ecco, ho capito che pure la mia risposta era sbagliata. Io volevo imparare a dare ascolto a me stesso, a dire no, questo film non mi va di vederlo, ma senza rendermi insopportabile. Mica voglio rimanermene chiuso in casa da solo e senza amici di punto in bianco. Il traguardo a cui vorrei ambire in realtà è questo: riuscire a dire no senza sembrare scortese.

Non è detto che ci arrivi. Vorrei raccontarmi che intanto ho focalizzato l’obiettivo, e quindi sono sulla buona strada, ma sappiamo tutti che non ci porta per forza da qualche parte. Ecco, l’unico proposito che mi sento di mantenere per quest’anno è trovare la via di mezzo, tra un sì pronunciato per gli altri e un no espresso per me. Credo che sia un’abilità rara, e chi ce l’ha merita tutta la nostra stima. Nel frattempo, io spero che lo Straccio non se la sia presa troppo. Ma il ramen no, grazie, proprio non ce la faccio.

2 risposte a “Il momento in cui diventiamo problematici”

  1. Leggendo questo post mi sono rivista! A diciassette anni, nei pub pieni di fumo con biliardo e schermi televisivi che trasmettevano odiose partite di calcio. Poi a diciannove anni, in discoteche con la musica a palla e corpi sudati che mi si strusciavano addosso! Quante cose ho fatto solo per stare in compagnia o insieme al ragazzo che credevo di amare. Sono molto fiera di aver smesso e di aver trovato poi persone con cui essere me stessa. E di aver imparato a dire dei no, sempre spiegati, ci mancherebbe. Ti auguro di trovare l’equilibrio che cerchi. 🤍

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    1. Che bello sapere che non siamo soli! Grazie per questo tuo commento 🙂

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