Essere adulti significa fare una serie di cose che non vogliamo fare ma che dobbiamo fare comunque. O forse no. Magari significa fare il possibile per fare soltanto le cose che si vogliono fare davvero. Non l’ho detto io, ne parlavano i protagonisti di una serie che sto vedendo in questi giorni su Netflix: lei, Jessica, è la portatrice della prima tesi; lui, Felix, è invece responsabile della seconda.
Poiché tendo sempre a dare ragione all’ultimo che parla, mi sono sentito subito di concordare con lei, salvo poi ricredermi e schierarmi con lui. Qualcuno la chiamerebbe mancanza di carattere, ma ne parleremo un’altra volta. Quello di cui mi importa adesso, invece, è capire chi dei due abbia ragione. Perché non possono averla entrambi, le loro opinioni sono così diverse. Ho trascorso il resto della puntata – la terza, molto bella, e per chiarezza la serie si chiama Too Much e ho appena scoperto che è stata cancellata dopo una sola stagione, Netflix crudele – dicevo, fino alla fine della puntata sono rimasto lì a chiedermi: se fossi stato lì, e mi avessero coinvolto in una lite di coppia, da quale parte sarei stato?
Qualcuno potrebbe anche dire che sentivo il bisogno di scegliere una fazione spinto proprio dal senso di colpa per la mia mancanza di carattere, ma questo aspetto lo risolveremo in terapia. Per ora mi interessa soltanto venire a capo della questione.
Perciò, ho chiuso il pc, sono andato a dormire e mi sono svegliato il giorno dopo sentendo che dovevo risolvere una volta per tutte la questione. Forse perché la stessa questione l’avevo già sollevata più volte dentro di me, ma era la prima volta che la sentivo pronunciare ad alta voce da qualcun altro.
In cuor mio, credo di essere sempre stato un Felix. Certo, mi manca il fascino di Will Harper e non ho mai suonato in una band indie, però sento che la sua visione è sempre stata anche la mia. Se siete stati dei bambini che si sentivano trascinati dai genitori alle feste in famiglia a cui non volevano partecipare, a delle vacanze in cui non si divertivano, a delle attività sportive che non gli interessavano, allora sapete di cosa sto parlando.
Il fatto curioso è che proprio in questi giorni mia madre mi ha detto che per il resto della sua vita non vuole più perdere tempo a fare cose di cui non ha voglia – parola più parola meno, ma il senso è quello. A parte lo stupore con mascella divaricata fino a terra – mia madre è sempre stata una che pretende di decidere anche con quale piede devi scendere dal letto – mi son sentito di dirle: ecco, lo vedi? Alla fine convieni con me. Che passi tutta la vita a fare cose di cui non hai nessunissima voglia, la sveglia presto, le cene, uscire con la pioggia, le feste comandate, che prima o poi pensi di aver sprecato un sacco di tempo a essere insoddisfatto.
E però. Come si fa, però, a dare torto alla povera Jessica? Jessica è una con la testa sulle spalle, che deve tenersi il lavoro e far quadrare i conti. Poco importa che faccia l’alba nonostante la sveglia alle 6.45. Quello che dice è sacrosanto. Quando sei piccolo c’è qualcun altro che pensa a te. I tuoi drammi peggiori saranno comunque ridimensionati una volta entrati nell’età adulta. Che sarebbe poi la lunghissima fase della vita in cui scopri l’ossessione per le bollette, la seccatura della revisione dell’auto e la noia del compleanno di tuo cugino con quei parenti che non vedi da anni. E che (quasi) più nessuno si prende cura di te, anzi: semmai sei tu a doverti prendere cura di quelli che prima lo facevano con te.
E quindi, qual è la differenza tra quando sei giovane e quando sei adulto, se sei comunque costretto a fare cose che non ti va di fare? Nessuna, se non che prima ti ci costringono, e adesso devi costringerti da solo. È anche vero che così la vita farebbe veramente schifo, insomma: deve pur esserci l’occasione di una rivincita, o no?
Credo che mia madre avesse ragione – anche se negherò pure in tribunale di aver mai dato ragione a mia madre – e prima o poi bisogna pure prendersi da soli le proprie libertà. Dobbiamo preoccuparci delle nostre finanze? Sì, però con il lavoro che ci piace. O almeno provarci. A pensarci bene, hanno ragione tutti, pure Jessica e Felix. In qualche modo, tutti e due incarnano due diversi aspetti dell’essere adulti.
Jessica quello ineluttabile, le responsabilità a cui non ti puoi sottrarre, il senso del dovere che ci fa avere un piatto a tavola e un tetto sopra la testa. Felix ha a che fare con la consapevolezza di sé e con la ricerca dell’equilibrio. L’adultità delle Jessica arriva inevitabile su di noi, che siamo pronti o meno. La coscienza dei Felix si conquista col tempo a suon di no detti agli altri e a concessioni fatte a sé stessi. La prima devi affrontarla per forza, la seconda te la devi guadagnare. Un po’ con la saggezza con cui anche io sono arrivato a questa conclusione, frutto della mia età (adulta), di una serie Netflix e di ore e ore di ripensamenti.
E di una frase di mia madre, ma non ditele che ve l’ho detto.





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