Dove eravamo rimasti

Meryl Streep è uno di quei nomi che richiamano alla mente una molteplicità di immagini diverse. Divertente nella commedia e seriosa nella tragedia, da brava attrice ha saputo incarnare ogni ruolo che le passava tra le mani. Solo a pensarci, scorrono davanti agli occhi tutte le sue interpretazioni di questi (quasi) 40 anni di carriera. L’ultima trasformazione la vuole nei panni di una consumata rockstar, in quella pellicola che si chiama Dove eravamo rimasti. La regia di Jonathan Demme, la sceneggiatura di Diablo Cody, la nostra Meryl che canta e suona, naturale che l’attesa fosse un tantino sopra la media.

Avete notato che, invece, quasi non se n’è parlato? Forse perché abbiamo paura di ammettere l’inconfessabile verità? Che quell’attrice lì, la super-versatile-mangia-Oscar-a-colazione Meryl Streep ha fallito. La trasformazione non le è riuscita. Le hanno lasciato addosso qualche vestito nero e un paio di anelli alle dita, come se bastasse l’abbigliamento a fare una rockstar. Dobbiamo farci forza e riconoscere che magari non era lei l’attrice adatta per questa parte. Dopotutto, non è che puoi essere sempre la scelta più giusta solo perché ti chiami Meryl Streep.

Ok, non è giusto giudicare un film intero in base alle nostre aspettative, e a quello che la povera Meryl può o non può fare. Bisogna giudicare tutto l’insieme. Posso? È pure peggio.

È un film noioso, ecco qua. Il tema della madre che lascia crescere i figli al papà mentre lei se ne va ad inseguire la carriera, richiede un punto di vista originale, che sia dalla parte della genitrice o della prole poco importa, purché si riesca a svecchiare un argomento già cucinato in tutte le salse. E invece manca proprio una direzione: si comincia coll’indagare in quella direzione lì, con la nostra Meryl che torna a far visita alla figlia depressa per un matrimonio fallito, e si finisce con lei e la sua band che suonano per circa mezz’ora. Si sbranano, si odiano, se ne dicono di tutti i colori. E intanto lei suona, dopodiché pare non sia successo niente. Volevate sapere come evolvono i rapporti tra le due parti? Allora avete sbagliato film.

Ah, per dovere di cronaca, la figlia è Mamie Gummer, figlia nella finzione e nella realtà. Qui, nella finzione, sembra una pazza psicotica che non fa né ridere né commuovere. È tutto lasciato a metà, la storia, la caratterizzazione dei personaggi, la definizione dei rapporti reciproci, e anche lei, Mamie, che a metà film sparisce pure. Spero che almeno nella realtà non sia così.

VOTO: 3

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