Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti

Sempre più spesso mi capita di scegliere un film a scatola chiusa, senza sapere nulla di nulla, e mai come questa volta qualcosa avrei potuto ricavarlo dall’eloquentissimo titolo. Bastava soffermarsi su Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti per capire che si trattava di uno spaccato della napoletanità, come quei vicoli suggeriscono, e forse per intuire anche qualcosa di più.

L’intrigo è quello che lega una misteriosa serie di assassinii dei fetenti della malavita organizzata a un nutrito gruppo di donne più o meno vittime, che avanzano prepotentemente sulla scena man mano che l’intrigo stesso si scioglie.

intrigoProtagonista del dramma una sensualissima Angela Molina, testimone oculare del primo delitto, malcapitata sulla scena di un altro, unico (e apparente) anello di congiunzione che unisce un tassello all’altro, sfruttata e abusata dagli stessi uomini malamente che vorrebbero ognuno un pezzetto di lei.

Il suo personaggio, Nunziata, una ex prostituta a cui tutti rivangano il passato pretendendo da lei che sia ancora presente, passa dall’essere complice inconsapevole, che alla camorra ha stretto una mano per via del suo reticente silenzio e dei suoi trascorsi sulla strada, a diventare protagonista della propria vita, quando si accorge che in ballo non c’è più soltanto il proprio corpo, ma anche (e soprattutto) quello di suo figlio.

Lina Wertmuller dipinge – e lo fa firmando regia e sceneggiatura – un affresco della Napoli umile e corrotta che non ha il classico aspetto della sceneggiata e del film di costume, dove la camorra non ha a che vedere solo ed esclusivamente con uomini schifosi, violenza e morte, ma anche con le loro donne, coi bambini della città, e si affida per questo a nomi come Paolo Bonacelli, Mario Scarpetta e Isa Danieli, per non parlare di un newyorkese di nascita come Harvey Keitel che sembra napoletano quanto tutti gli altri.

280px-un_complicato_intrigo_di_donne_vicoli_e_delittiNel mezzo, umorismo spontaneo che viene fuori tra una battuta e l’altra, tra un inizio ironico e un finale commovente, e le coreografie di Daniel Ezralow miste alle musiche gustosamente partenopee, e dei primi piani insistenti che ricordano un modo di fare cinema appartenente al passato, ma che si fanno via via più significativi, agghiaccianti e penosi quando sta per calare il sipario.

Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti è un’opera tutta da riscoprire, a cui si può rimproverare forse soltanto un doppiaggio obsoleto e a tratti sgradevole, ma che non è niente di fronte agli immensi meriti.

VOTO: 10

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