Brothers

Sam e Tommy Cahill sono due fratelli, l’uno capitano della Marina degli Stati Uniti, l’altro ex galeotto; uno impegnato in missione in Afghanistan, l’altro in cerca di un futuro stabile; uno sposato, con due figlie, orgoglio del papà, e l’altro a rivestire il classico ruolo della pecora nera. L’equilibrio già precario di questa famiglia si sgretola quando Sam viene dato per disperso, e Tommy resta a prendersi cura della cognata e delle nipotine. E se nascesse qualcosa tra costui e la moglie del fratello? E se Sam non fosse morto, come tutti credono?

BrothersNel 2009, Jim Sheridan dirige una pellicola ispirata ad un film di Susanne Bier, di appena cinque anni prima, mescolando il dramma familiare al cinema di guerra, compreso quel filone che indaga le conseguenze che la guerra stessa ha sui suoi soldati. Ma lo fa con la smania di chi ha voglia di togliere di mezzo baracca e burattini quanto prima è possibile.

Nella prima parte del film, si susseguono con estrema rapidità sullo schermo un irrisolto conflitto padre-figlio, una tragica perdita e l’inizio di una fase di riassestamento per i protagonisti. Ci sarebbero dei nodi da sciogliere a beneficio della storia, ma l’impressione è che si ha fretta di chiudere questo capitolo per passare subito alla parte importante. In effetti, la parte importante deve ancora venire.

È la possibilità che tra i due cognati nasca qualcosa di più – mentre ignorano che il fratello potrebbe far ritorno dal fronte – il momento che attende lo spettatore. Vuol dire che questa parte è trattata con la dovuta calma e riflessione? Non proprio. Anche qui, si resta ad aspettare qualcosa che non succede, che si annusa nell’aria ma non esplode, e i continui Brothersstacchi tra USA e Afghanistan non allentano la tensione, la annientano.

È singolare che un film che si chiama Brothers non si prenda mai davvero la briga di analizzare fino in fondo i rapporti tra i due fratelli. Pensare che c’era abbastanza materiale per strapparci fiumi e fiumi di lacrime, appassionarci, prenderci a pungi lo stomaco. Ripaga un po’ di tutto l’ultima mezz’ora, quella sì carica di agitazione nervosa: abbastanza da salvare il film, ma non tanto da portarlo ad altissimi livelli.

E certamente vale come punto forte il fatto che i protagonisti siano Natalie Portman – brava – Jake Gyllenhaal – bravissimo – e Tobey Maguire, sorprendente, forse alla sua interpretazione migliore. Il cast d’eccezione resta senz’altro il motivo migliore per guardare e apprezzare Brothers.

VOTO: 6

Brothers

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