La bella e blue Jasmine di Woody Allen. Ovvero: quando il mondo che conosci ti crolla addosso.

Sono passati quattro giorni da quando ho visto per la prima volta Blue Jasmine. Lo so, il film è uscito mesi fa, e per un vero cinefilo questo è un errore imperdonabile. Si vede che ho ancora parecchia strada da fare. Comunque sto cercando di rimettermi in pari, e questo è solo il primo di una lunga serie di capolavori che mi sono perso ultimamente. Esatto, Blue Jasmine è un capolavoro. E non pensate che io sia uno che applaude incondizionatamente per qualsiasi cosa sia firmata e diretta da Woody Allen. Qui, anzi, non si fanno sconti a nessuno. Ma per dare a Cesare quel che è di Cesare, bisogna dire che questa è la miglior pellicola di Woody da quel lontano 2005 in cui uscì Match Point. I classici elementi alleniani, ovviamente, ci sono tutti anche stavolta. Ci sono i lunghi titoli di coda all’inizio, c’è la musica, quella jazz che al signor Allen piace tanto, e poi ci sono tic e nevrosi dell’uomo comune. Al centro di tutto questo, le donne, o meglio, una donna. Lei, la Jasmine del titolo, ovvero una superba Cate Blanchett in piena crisi di nervi, in una storia raccontata alternando il presente a flashback sul passato che mostrano, scena dopo scena, come sia avvenuta la sua discesa verso il basso.

C’è da dire che Jasmine non è sempre stata Jasmine. Nasce Jeanette, ed è una donna dell’alta borghesia, sposata ad un ricco e furbo uomo d’affari, amante della bella vita e delle belle cose, quelle che il suo ricco maritino le compra per tenersela buona e che lei prontamente accetta, non si sa se chiudendo gli occhi per non vedere o forse perché davvero troppo ingenua per capire. Quando il suo mondo va in frantumi, Jeanette diventa Jasmine, ma diventa anche blue, cioè infelice, proprio come la luna nella canzone che suggellava la sua storia d’amore col marito, Blue Moon, va a vivere dalla sorella, che se la passa meglio di lei giusto perché i suoi nervi sono ancora saldi, e tenta di rimettere in piedi quel che resta della sua vita. E alla fine del film, ne resterà davvero poco. Jasmine è ipocrita, arrivista, insensibile, viziata, non ha nessun senso della realtà, non ha rispetto per l’unica persona che le è rimasta accanto nel momento del bisogno e non riesce ad essere sincera neanche con se stessa. Neanche la sorella ci fa una figura migliore, dimostrando poco carattere e tanta vigliaccheria. Due personaggi femminili che inseguono a loro modo dei sogni che non vedranno mai realizzati e che, indubbiamente, hanno più difetti che pregi. Perciò le amiamo. Cate Blanchett da una parte e Sally Hawkins dall’altra sono così brave nei loro ruoli da farti pensare che siano veramente l’una st***za e l’altra stupida. Diciamocelo, la poverella fa anche un po’ pena: pluritradita, abbandonata, scacciata via da un mondo che le è crollato addosso; ma è quando cammina per la strada con la sua borsa Hermés con quel fare da bastarda snob altolocata che da il meglio di sé, quando piange, inghiotte pillole come caramelle, parla da sola tra la folla e si fa cogliere da attacchi di panico. Ecco, è qui che diventa irresistibile. Lì ho pensato che Woody ci ha azzeccato ancora con un altro personaggio femminile costruito alla perfezione, e Cate Blanchett l’Oscar se l’è meritato tutto.

VOTO: 10

Annunci

2 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...