Che fine ha fatto Michael Keaton?

In pochi sanno che il primo lungometraggio su Batman non è stato quello del 1989 diretto da Tim Burton, bensì quello del 1966 con protagonista Adam West. Ma il merito di aver riportato al successo sul grande schermo l’uomo pipistrello spetta proprio a Tim Burton, visto che, a causa dello scarso successo (diciamo pure un flop) del primo esperimento cinematografico, ad Hollywood per più di vent’anni a nessuno passò per la testa di riportare in vita Bruce Wayne e il suo alter ego mascherato. Non fosse stato per quel genio che è il signor Burton, oggi magari non avremmo avuto neanche Il cavaliere oscuro.

Ancora di meno, credo, sono le persone che ricordano che dentro quel costume, nella pellicola dell’89 e in quella successiva del 1992, c’era un attore chiamato Michael Keaton. Ne parlavo oggi, con qualche compagno d’università: tutti ricordavano il film, la storia, l’antagonista (e giustamente, era Jack Nicholson!) e appunto il regista, ma di Michael Keaton manco a parlarne: quel Batman lì, stamattina, per quegli appassionati di cinema e fumetti, non aveva né un volto né un nome. Eppure Batman è stato uno dei maggiori successi degli anni Ottanta. E allora, cos’è successo a Michael Keaton?

Prima di diventare il leggendario supereroe di Gotham City, Michael John Douglas (questo il suo vero nome) aveva già lavorato con Tim Burton, esattamente in Beetlejuice – Spiritello porcello, in cui interpretava il fantasma del titolo: è il film che gli regalò la notorietà e che, con ogni probabilità, gli permise di passare al ruolo più importante della sua intera carriera. Dopo vennero Molto rumore per nulla (1993), Cronisti d’assalto (1994) e Jackie Brown (1997), rispettivamente di Kenneth Branagh, Ron Howard e Quentin Tarantino. Vien da pensare, allora, che qualcosa non funzioni. Sì, ci dev’essere qualcosa che è andato storto a un certo punto. Ma cosa?

In fondo, a ben pensarci, Keaton si è dimostrato negli anni un attore piuttosto versatile: se da una parte è stata la commedia a portarlo al successo, dall’altra ha dimostrato di sapersi muovere con destrezza anche nei thriller, i noir o i film d’azione.

Forse forse, e qui azzardo un’ipotesi, a Keaton è mancata una cosa negli ultimi quindici anni: il giusto regista. Gli ultimi film si sono rivelati una serie di fallimenti, di critica e al botteghino, da Jack Frost a White Noise a Una teenager alla Casa Bianca, tutte inutili e sgradevoli commedie che non hanno fatto altro che rovinare la sua immagine e accelerare il cammino verso il viale del tramonto. Keaton è la conferma in carne ed ossa che, a volte, un attore da solo non basta, ma un buon regista, quello sì che può fare i miracoli.

Oppure, tutto questo non ha nulla a che fare col nostro soggetto, e magari, per lui, era soltanto il momento di dire addio al suo momento d’oro. Le cose belle, si sa, non durano per sempre.

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