Dietro un capolavoro c’è sempre un grande artista. Come un direttore della fotografia.

Quando si lavora dietro le quinte, c’è il rischio che il pubblico che paga per vedere le tue opere non sappia nemmeno che faccia tu abbia. O, peggio ancora, che non abbia mai nemmeno sentito il tuo nome in vita sua. Alzi la mano chi conosce i nomi di almeno cinque tecnici del suono o esperti degli effetti speciali. Non che il sottoscritto possa vantare una simil conoscenza nel settore. A volte bisogna aspettare la triste dipartita di uno dei suddetti signori per leggerne le imprese sulle pagine dei giornali. Un peccato, un vero peccato, se si pensa che ogni singolo ruolo può influire profondamente sul risultato finale senza che noi ne abbiamo la benché minima coscienza. Di direttori della fotografia come Gordon Willis, per esempio, non se ne sente mica parlare tutti i giorni.

Gordon Willis era un maestro nel suo campo, e non c’è sito o carta stampata che vi dirà il contrario. Francis Ford Coppola disse di lui che aveva un senso innato della bellezza. Ma Willis era noto soprattutto per la sua abilità nell’uso delle luci e delle ombre, tanto che il suo amico e collega Conrad Hall lo soprannominò “The Prince of Darkness”. Un titolo che si guadagnò per la sua insuperata maestria nel destreggiarsi tra le sequenze girate in totale penombra e con la tecnica della sottoesposizione controllata. Basti pensare alla famosa, famosissima scena ambientata nel garage col misterioso informatore Gola Profonda nella pellicola del 1976 Tutti gli uomini del presidente. O, magari, alle sequenze col il giovane Vito Corleone ne Il Padrino – Parte II.

Willis amava girare le scene poco prima del tramonto, in quel particolare momento della giornata che dagli addetti ai lavori della settima arte è chiamato magic hour (o golden hour), quando la luce del sole non è forte a tal punto da riuscire a dissipare tutte le ombre. Così lui lavorava, passando “from light to dark, dark to light, big to small, small to big“. E passando dalla saga de Il Padrino a Una squillo per l’ispettore Klute, che valse il premio Oscar a Jane Fonda, toccando quasi tutti i film del regista Alan J. Pakula. Ma collaborando fianco a fianco anche col Woody Allen dei tempi d’oro, quello di Io e Annie e Manhattan, di Zelig e Broadway Danny Rose, di Interiors e La rosa purpurea del Cairo.

In tutta la sua vita ha ricevuto solo due candidature al premio Oscar, senza vincerlo mai. Hollywood si accorse poi del suo errore, almeno abbastanza in tempo per dargli quello onorario nel 2009, in riconoscimento di una carriera che ha contribuito a cambiare la storia della fotografia e del cinema intero.

Una volta, parlando di sé, Willis disse di non aver mai provato ad essere diverso dagli altri, ma di aver sempre fatto ciò che gli piaceva. E piaceva anche a tutti noi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...