Da un ex topo ad un ex attore ad un’attrice che fa l’attrice: chi e cosa ha vinto a Cannes

 

Cannes si è concluso, anche stavolta non senza polemiche (vedi alla voce Grace di Monaco) o senza qualche film che abbia dato molto di cui parlare alla stampa (uno su tutti, Maps to the Stars). Tra non molto ce lo saremo già buttati alle spalle e si comincerà a parlare di nuovi film e nuovi festival. Nella speranza che, a breve, potremo vedere almeno i più chiacchierati (e sottolineo almeno) tra i titoli di questa edizione.

Ad aggiudicarsi la Palma d’oro è stato il turco Kis Uykusu (di cui sopra il trailer in lingua originale), diretto dal regista Nuri Bilge Ceylan, che ha partecipato anche alla scrittura. Protagonista è Aydin, un ex attore che gestisce un piccolo albergo in Anatolia, in un villaggio sperduto e desolato dove non c’è quasi nulla, se non la neve che cade e avvolge tutto intorno a sé, diventando manifestazione evidente degli stati d’animo interiori dei personaggi e influenzandoli a sua volta. Accanto ad Aydin c’è sua moglie, Nihal, troppo a lungo rimasta silenziosa e sottomessa mentre si allontanava dal marito e il marito da lei. e poi c’è Necla, la sorella di Aydin, che ha raggiunto la coppia subito dopo il suo divorzio, di cui porta ancora le tracce dentro di sè.

Nuri Bilge Ceylan si riconferma come uno dei più talentuosi registi del suo Paese, tornando a vincere per la quarta volta a Cannes, dopo Uzak nel 2003 (Gran Premio della giuria), Le tre scimmie nel 2008 (premio per la miglior regia) e C’era una volta in Anatolia nel 2011 (di nuovo Gran Prix). Si vede che il Festival gli porta bene!

La vittoria di cui siamo più orgogliosi è però quella di Alice Rohrwacher, che si aggiudica il Gran Prix grazie al suo Le meraviglie (di cui avevamo già parlato qui). Purtroppo, né questo, né l’altra pellicola (nota in inglese come Winter Sleep) hanno ancora una distribuzione italiana.

Il premio per la miglior interpretazione femminile è andato invece a Julianne Moore (che da anni sta ancora aspettando in suo Oscar). In Maps to the Starsdi David Cronenberg, la Moore veste di panni proprio di un’attrice, tormentata dai fantasmi del passato e di sua madre, anche lei attrice, di cui spera di poter reinterpretare un ruolo nel remake di un film di anni addietro. Nella pellicola, che è nelle nostre sale in questi giorni, anche Robert Pattinson, Mia Wasikowska, John Cusack, Sarah Gadon e Carrie Fisher nel ruolo di sè stessa.

Miglior attore è stato invece Timothy Spall nel Mr. Turner di Mike Leigh. L’attore, già visto in Vanilla Sky, Il discorso del re e la saga di Harry Potter, è alla sua quarta collaborazione col regista britannico Mike Leigh.

Parlando di registi, quest’anno a conquistare il titolo di Best Director è stato Bennet Miller per il suo Foxcatcher. Il premio della giuria è andato, ex aequo, a Mommy di Xavier Dolan e Goodbye to Language di Jean-Luc Godard. Parecchio apprezzati dalla critica sono stati anche Party Girl, vincitore della Camera d’or e del premio al miglior cast nella sezione Un Certain Regard, come pure Love at First Sight di Thomas Cailley e The Tribe di Miroslav Slaboshpytskiy. Tutti film che, probabilmente, qui, al cinema, non vedremo mai.

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