Il capitale umano e il valore reale delle nostre esistenze

Quando Il capitale umano ha vinto ai David di Donatello il premio per il miglior film, ho avuto più di un dubbio al riguardo. Non sono uno di quelli che disprezzano il cinema italiano in virtù di una ostinata e disinformata preferenza verso chissà quale cinema straniero, inglese, francese, persiano, e così via; ma nemmeno lo ritengo il mio preferito, per più d’una ragione. Così, quando l’anno scorso ho visto La grande bellezza, ho creduto che fosse quello il film italiano del 2013, e che non avrei trovato un’altra produzione italiana di quegli stessi 12 mesi che fosse all’altezza. Disinformato e scettico ero io, dunque. Vedere Il capitale umano ha capovolto quei dubbi, forse le due pellicole erano allo stesso livello, forse quella di Paolo Virzì addirittura superiore.

Questa è stata la mia sorpresa. La seconda è venuta sul finire della visione, quando mi sono accorto che le cose stavano andando in maniera diversa da come avevo previsto, che l’aggravarsi degli eventi non si stava tramutando in tragedia; ho creduto che una puntina di drammaticità avrebbe solo giovato all’insieme, ma è probabile che mi sbagliassi. La catastrofe totale è stata scongiurata per tutte le parti in causa, permettendo a ognuno di perseverare nella sua ingordigia, nella sua vigliaccheria, nella sua indifferenza.

Non c’è sorpresa, infatti, generata dai protagonisti: nessuno rivela più della viltà, delle bugie e degli individualismi che si indovinano facilmente fin dall’inizio, nessuno è diverso da quel che sembra. Come dire che sotto la superficie non c’è assolutamente nulla. Anche quando c’illudiamo di poter provare simpatia per la signora Carla Bernaschi (una superba Valeria Bruni Tedeschi), anche quando la vediamo piangere in macchina prima di un ricevimento ed esplodere per il senso di oppressione e d’insoddisfazione, non si riesce a stare fino in fondo dalla sua parte. E nell’istante in cui si rivolge al marito dicendogli che lui e gli uomini come lui hanno scommesso sulla rovina del nostro Paese, e hanno vinto, il suo consorte le ricorda che c’è dentro anche lei.

Il signore in questione è Giovanni Bernaschi (Fabrizio Gifuni), ricco e distaccato padre di famiglia borghese, che accetta di accogliere nella sua società Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), ingenuo e ambizioso agente immobiliare che crede di poter sfruttare a suo vantaggio la relazione tra il di lui figlio Massimiliano (Guglielmo Pinelli) e la sua figlia di primo letto Serena (Matilde Gioli). A completare il quadro la psicologa Roberta (Valeria Golino), compagna di Dino, e l’amante della signora Bernaschi, interpretato da Luigi Lo Cascio. Sarà un’inaspettata casualità a intersecare le loro vite portandoli a sfiorare la rovina incombente. E alla fine, se il “capitale umano” di ciascuno di loro potrà essere stimato piuttosto alto, il valore reale sarà senza dubbio ben diverso.

VOTO: 10

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