Uno è lieto di poter servire. E noi siamo lieti di esser stati serviti da lui.

Guardavo The Crazy Ones, in questi giorni, e pensavo a un po’ di cose, ai motivi per cui è stata cancellata, a Sarah Michelle Gellar, a Robin Williams. Soprattutto a Robin Williams. Del resto, si direbbe quasi che è per lui che la serie è nata e, almeno al 50%, è per lui che anch’io l’ho vista. Mi dicevo che c’è del buono, in fondo, ma c’è pure qualcosa che non funziona. E ho creduto che quel qualcosa fosse proprio lui.

Robin Williams è decisamente troppo eccentrico, troppo sopra le righe, anche per una sit-com incentrata su un gruppo di “pazzi” creativi che lavorano nel mondo della pubblicità. Insomma, è sempre il solito Robin Williams, quello che chiunque conosce e che ognuno di noi ha imparato ad amare nel corso di tutti questi anni, e magari è esattamente questo che non va. Mi venivano in mente quei comici che hanno finito coll’interpretare sempre lo stesso ruolo nella loro carriera, Jim Carrey con le sue smorfie, Eddie Murphy con la sua risata a trentadue denti, e pensavo che prima o poi, spesso, si rischia di annoiare. È forse quello che è successo anche al povero Robin? Il pubblico si sarà stancato? Non sarebbe stato meglio cercare di far rientrare il suo personaggio nei canoni previsti dalla serie piuttosto che tentare di costruire il telefilm su di lui? Sarà, ma comunque parlarne non ha più senso. Eppure, i dati ci dicevano che The Crazy Ones non è andata male, con i suoi 11 milioni di spettatori, ma la CBS ha deciso ugualmente di chiuderla. Sperare in un dietrofrónt, ormai, è impossibile. La chiusura resta definitiva.

La notizia di qualche ora fa giunge ancora più triste. Vien da dire che è l’intera carriera dell’attore ad essersi fermata, per sempre. The Crazy Ones resterà la sua ultima fatica, comunque la si voglia giudicare. Iniziare così quest’articolo, con una nota dolente, può forse non essere il migliore dei modi, date le circostanze. Mi è solo sembrato amaramente ironico il fatto che una persona a cui ho rivolto spesso il pensiero nelle ultime due settimane se ne sia andata proprio adesso. Una coincidenza, ovviamente. Guardavo il suo Simon Roberts alla tv e ricordavo con affetto il Robin Williams che ho conosciuto da piccolo, quello di Jumanji e di Flubber.

Credo si possa dire che Robin Williams sia stato più di un attore: è stato un perfetto intrattenitore, la migliore compagnia per chi, come me, è cresciuto negli anni novanta, quasi il papà ideale dei nostri sogni di bambini (ma anche di adulti scommetto). Non mi sarei vergognato se si fosse travestito da governante per trascorrere più tempo con me come in Mrs. Doubtfire, non mi sarei arrabbiato se non fosse venuto alle mie partite di baseball come in Hook – Capitan Uncino, e di certo sarei salito anch’io su quella cattedra l’avessi avuto come insegnante come in L’attimo fuggente. Ma come tutti coloro che l’hanno amato e seguito fin dall’inizio, anch’io ho i miei ricordi più teneri e personali. E il caso vuole che non siano legati a nessuna delle sue interpretazioni più famose.

Conservo gelosamente i momenti in cui mi sedevo a guardare e riguardare con mia sorella la videocassetta di Al di là dei sogni, colpito dalla suggestività e malinconia dei colori e delle immagini, con una tristezza che già mi arrivava profondamente al cuore. Poi c’è Piume di struzzo, tra le commedie più divertenti che abbia mai visto, ingiustamente troppo poco conosciuta, con un Robin Williams carico del suo solito brio, della sua effervescenza, e allo stesso tempo un Robin Williams un po’ meno mattacchione del solito ma non meno divertente.

Conoscere il motivo per cui adesso non c’è più, non fa differenza. Ovunque legga il suo nome adesso, sono già tutti a buttar giù parole sulla sua depressione, sul probabile suicidio, su una vita profondamente triste celata dietro la maschera del clown. Preferisco ricordarlo per quello che era. Non voglio sapere se recitasse anche nella vita di tutti i giorni, se il naso da pagliaccio se lo sia messo una volta per sempre, davanti alla macchina da presa e non. Qualunque sia stata la sua parte, l’ha interpretata alla grande, e di meglio non potevamo chiedere.

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