Elizabeth Banks e la lunga camminata della vergogna

 

Che cosa fareste voi se, dopo una notte di alcool e sesso con uno sconosciuto, vi ritrovaste in un quartiere sconosciuto e non sapeste come arrivare in tempo a quel colloquio di lavoro che potrebbe cambiarvi la vita? È la premessa del film Una notte in giallo, in cui la sventurata giornalista televisiva Meghan Miles, dopo aver bevuto un bel po’ ed essere finita tra le braccia di un ragazzo conosciuto soltanto la sera prima, si risveglia nella di lui casa costretta ad una corsa contro il tempo per presentarsi puntuale in redazione. Peccato che dimentichi di portare con sé il cellulare, le portino via la macchina e con lei borsa e soldi, e debba muoversi per strade poco sicure aggirandosi tra spacciatori, prostitute e sbirri incompetenti con indosso il vestito giallo della sera precedente, che diventerà il suo marchio di riconoscimento quando le autorità scateneranno una vera e propria “caccia all’uomo” (o alla donna, nel nostro caso). Già, perché la sempre più sfortunata Meghan, che ha il volto di Elizabeth Banks, incappa negli individui più strani e maldisposti della città, scatenando una serie di eventi che porterà la polizia a mettersi sulle sue tracce, e trovando aiuto in quelle persone da cui meno te lo aspetteresti.

Il film, uscito nelle sale italiane lo scorso luglio, ha un ritmo piacevolmente frenetico, che precipita la protagonista in un rapidissimo susseguirsi di vicende che non lascia a lei neanche il tempo di rendersene conto e sottrae ogni spazio alla noia. C’è solo il pericolo dell’eccesso di humour, di trovate comiche che si avvicendano l’una dopo l’altra fino ad insinuare nello spettatore il dubbio che sia tutto decisamente troppo, anche per una commedia, che sia oltremodo assurdo che nella grossa città di Los Angeles debba capitare proprio tutto a lei. Elizabeth Banks sembra nata per la commedia, e ad ogni ruolo che interpreta non fa che confermarlo. Basterà però la sua vis comica a mantenere in piedi un intero film?

Sì e no. No, perché da sola non può giustificare l’assenza di spessore e di credibilità degli altri personaggi, di un James Marsters, alias Gordon, che sembra disposto a tutto per lei dopo una sola notte insieme, o dei tre spacciatori troppo surrealisticamente imbranati per essere presi sul serio come criminali; e soprattutto non basta a salvare l’arringa finale pronunciata dalla stessa Meghan, un tentativo mal riuscito di scagliarsi contro gli stereotipi sulla figura femminile e contro i pregiudizi di chi, durante quella notte, l’ha scambiata per una “passeggiatrice” soltanto per via della sua mise (ma è un discorso talmente farfugliato e mal costruito che non riesce a demolire proprio niente). E sì, perché in questi panni, la Banks, riesce ad essere comunque divertente, anche se non sarà questo il suo personaggio migliore, e se durante la visione può scapparci qualche sorriso è solamente grazie a lei.

In America il film è stato un vero e proprio fiasco, che non è riuscito nemmeno a recuperare i soldi del budget iniziale. Ma le recensioni, forse, sono state eccessivamente impietose. Potreste sempre guardarlo, magari, in compagnia di amici, se non avete voglia di impegnarvi troppo a seguire la trama e siete inclini a distrarvi tra quattro chiacchiere e una pizza.

VOTO: 6

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