Come Curly Sue trovò una casa e una famiglia ma non conquistò il cuore dell’America

Ho rivisto ieri, per caso, La tenera canaglia, quel film del 1991 in cui due senzatetto, un uomo e una bambina, tentano di raggirare una ricca avvocatessa di Chicago, ma le loro vite finiranno col rimanere inesorabilmente intrecciate. Jim Belushi non aveva ancora quarant’anni, la sua carriera era da poco cominciata, e magari era ancora conosciuto soltanto come il fratello minore di John. La piccola Alisan Porter era al suo primo, ed unico, ruolo importante. Neanche Kelly Lynch sarebbe andata molto avanti dopo questo film. Credevo che l’America si fosse innamorata della bimba riccioluta che canta di notte e distribuisce le carte più abilmente di un croupier di un casinò di Montecarlo, e invece no. Dopo la parte della bambina che dà il nome al film (in originale Curly Sue), né il cinema né la televisione hanno avuto niente da offrirle, e così è sparita dalla circolazione in men che non si dica. Neanche la strada della musica le ha riservato grosse soddisfazioni, e dopo un album indipendente che non trovereste neanche nel più grosso negozio di dischi del pianeta, ha abbandonato pure quella via. Gli incassi furono appena sufficienti a ricoprire le spese del budget, e la critica non si preoccupò di indorare la pillola.

In effetti, a rivederlo oggi, dopo tanti anni, mi accorgo che non è proprio un gran film. Prevedibile il finale fin dal primo istante, comicità banale, quasi nulla che valga la pena di ricordare. Saranno stati i ricordi d’infanzia a caricare queste immagini di significato: mi è bastato sentire la musica dei titoli di testa da lontano per riconoscerlo, e dopo un attimo mi è tornata alla mente la mitica scena di Trucioli (così viene chiamata la bambina nel film) che si strofina per terra cercando di trovare sollievo al terribile prurito causato dal primo incontro con le insopportabili calze. Certo, mitica per me, e forse per pochi altri in tutto il mondo; ma per la maggior parte delle persone, La tenera canaglia sarà soltanto un titolo che non rievoca assolutamente nulla. Pensavo che Alisan Porter fosse davvero una creatura deliziosa, forse in assoluto il personaggio più riuscito di tutto il film, perfino dello stesso Belushi, ma non riuscì a convincere il pubblico e farlo innamorare come di lì a poco avrebbe fatto un’altra piccola stellina dai capelli ricci, Hallie Kate Eisenberg.

All’epoca in tanti bollarono questo come uno dei peggiori lavori di John Hughes, che, in effetti, non avrebbe più diretto un’altra sola pellicola. Da allora in poi concentrò tutte le sue energie nel lavoro di sceneggiatore dove, anche dopo questo mezzo flop, ha dato i risultati migliori, partorendo con quella sua testa geniale uno dopo l’altro i personaggi indimenticabili che diedero vita a un nuovo tipo di commedia: quello del teen movie per giovani adolescenti dal sapore buonista e col lieto fine assicurato, dal sorriso facile e con protagonisti i ragazzi stessi, se non addirittura bambini, che vanno alla scoperta della vita e si ribellano ad adulti e genitori. Mi risulta che la Porter sia stata proprio l’unica bambina ad avere la parte principale in un film di Hughes. Ai maschietti, come Macaulay Culkin ed Anthony Michael Hall, sarebbe andata decisamente meglio.

VOTO: 4

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