La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma in noi stessi, se siamo schiavi

A soli tre mesi dall’uscita americana, ha già guadagnato quasi 300 milioni di dollari in tutto il mondo, e c’è da credere che entro la fine dell’anno questi numeri possano continuare a salire. Ha fatto incetta di premi agli ultimi Teen Choice Awards, e la colonna sonora ha raggiunto la top five della classifica degli album di Billboard. In rete non si parla d’altro, e con questi presupposti Colpa delle stelle potrebbe diventare il film drammatico del 2014.

Lei è l’attrice rivelazione dell’anno, che è passata dall’interpretare la protagonista del successo fantascientifico Divergent a quella di un thriller indipendente dell’ultimo Sundance, White Bird in a Blizzard, fino ad un dramma romantico come questo, dove veste i panni di una sedicenne malata di cancro ai polmoni. Hazel Grace Lancaster viene spinta dai genitori a frequentare gli incontri di un gruppo di sostegno, durante i quali conosce Augustus Waters, detto Gus, al quale un osteosarcoma ha costretto a rinunciare alla gamba destra. Ansel Elgort ha condiviso con la star femminile della pellicola anche il set di Divergent, dove aveva la parte del fratello di lei. Qui, invece, i due giovanissimi attori (nella realtà è Elgort il più giovane, con i suoi vent’anni, mentre Shailene Woodley ne ha ventitré), recitano la parte di due innamorati, timorosi verso il futuro, ma con la voglia di sperare, anche quando la forza di farlo viene meno. Nonostante si capisca benissimo che i due siano fatti per stare insieme, la storia subisce un’inversione di rotta inaspettata verso la metà, e sottrae dalla banalità i momenti in cui lo spettatore crede già di sapere cosa deve aspettarsi.

Colpa delle stelle non è un film per sole ragazze, per quanto c’è ragione di credere che tra il pubblico le donne siano in maggioranza, e non è un film per soli adolescenti, nonostante i personaggi al centro della vicenda siano ancora dei teenager: Colpa delle stelle è un film che tutti dovrebbero vedere. Lo dice il sottoscritto, che si era recato in sala giusto per la curiosità di dare un’occhiata al caso cinematografico della stagione, e invece si è ritrovato profondamente coinvolto nel viaggio romantico tra la vita e la morte intrapreso da due dei più promettenti giovani attori di Hollywood. Shailene Woodley è a dir poco sensazionale, e la sua performance è talmente toccante da essere in odore di Oscar. Ansel Elgort non è meno bravo nel procurarsi gli sguardi e l’affetto dei suoi spettatori. I due sono l’uno il completamento dell’altra: più cinica e scoraggiata lei, più energico e fiducioso lui. Allo stesso modo in cui il dramma della malattia sempre dietro l’angolo sa lasciare spazio alla gaiezza degli attimi vissuti insieme. E se alla fine non potrete trattenervi dal lasciar scorrere una lacrima, vi resterà comunque il ricordo di una delle storie d’amore più tenere e genuine degli ultimi anni.

Josh Boone firma questo appassionato capolavoro, il suo secondo titolo come regista, mentre la sceneggiatura porta i nomi di Scott Neustadter e Michael H. Weber, che hanno già esperienza alle spalle in fatto di romanticismo giovanile. Il tutto è coronato dal meglio del meglio delle nuove generazioni di musicisti inglesi (e non solo), come Birdy, Ed Sheeran, Charli XCX, Jake Bugg e Tom Odell. Mi sono chiesto se gli ottimi dialoghi siano (almeno in parte) un’invenzione originale o siano mutuati direttamente dal libro omonimo di John Greene. Di sicuro non troverete nel film il significato del titolo, reminiscenza shakespeariana della tragedia Giulio Cesare: “La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma in noi stessi, se siamo schiavi“.

VOTO: 9

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