L’insostenibile leggerezza della televisione nostrana

È un mercoledì qualunque. Serata tra amici, e si guarda un po’ di tv, per passare il tempo. Mettiamo Le Iene, per cominciare: è la puntata che inaugura la nuova stagione della popolarissima trasmissione di successo di Italia1. Queste Iene sono davvero geniali, non c’è dubbio. Ottimi reportage, interessanti, inediti, è un programma unico nel panorama del ripetitivo palinsesto italiano. Mi rendo conto, però, per la prima volta, di aver sempre guardato soltanto i servizi mandati in onda, e di non essermi mai concentrato sul resto. Vale a dire sulla conduzione. Che poi, fondamentalmente, non è quello l’essenziale: negli anni si sono avvicendati diversi presentatori e presunti tali alla guida del programma, e non ne ha risentito poi granché. La gente guarda Le Iene per le inchieste, i sondaggi, le interviste, e tutto ciò che non trova da nessun’altra parte in televisione. Dunque, dicevo, faccio caso a quelle due figure lì, i presentatori, Ilary Blasi e Teo Mammuccari. Di lei ho sempre pensato che fosse una ragazza genuina e fresca (con riferimento alle doti caratteriali e non fisiche), insomma, semplicemente divertente, perlomeno quel tanto che basta a ricoprire un ruolo del genere. Pochi battute, uno stacchetto tra uno spot e l’altro, e si riparte col prossimo servizio. Non sarà la Raffaella Carrà della sua generazione, ma per quella parte va più che bene. Su di lui non spendo neanche una parola. Mi sono accorto solo ieri sera che Le Iene assomiglia a tanti altri programmi che si vedono su quella e altre reti. Che il germe della trivialità (prettamente “mediasettesco“) ha colpito anche qui. Le Iene sono vestite di tutto punto, compresi gli uomini in studio, come Mammuccari. Ilary no, è più svestita che altro. I due ballano, ma la telecamera si posa sul lato B di lei, strategicamente sempre in primo piano. Ilary fa la parte dell’ingenua, mandano in onda l’intervista che Viviani sottopone a lei e Belen sul sistema iCloud e sulla eventuale presenza di foto osé sul suo cellulare e lei se la cava con risolini e tanta innocenza, poi Mammuccari che la punzecchia incessantemente e lei che finge di non accorgersene nemmeno. Allusioni e battutacce che manco si contano, ma lei se la ride.

Altro canale, altro programma. Tocca ad Uomini e Donne, nemmeno so se sia una replica o una diretta, ma mi pare di capire che si tratti del primo caso. E riesco ad intuire che ci sono i concorrenti di un altro programma, non chiedetemi il perché, ma fatto sta che i personaggini e personaggetti di Temptation Island erano lì in studio. Il tenore delle conversazioni è altissimo. Chi è stato con chi, chi ha bloccato Tizio su whatsapp e chi ha mandato a Caio delle rose invece delle orchidee. Cervelloni del Mensa tutti riuniti in una sola stanza. E la grammatica non è mai stata tanto insultata e maltrattata. Congiuntivi, pronomi personali e relativi, azzeccarne uno sarebbe stato possibile solo con l’intercessione di tutti i santi del Paradiso. E mentre il cornuto di turno rendeva di pubblico dominio le sue disavventure amorose, il pubblico presente ascoltava con più interesse che se avesse parlato il Presidente della Repubblica. Facce disgustate, sconvolte, le voci che si levavano oltraggiate e oltraggiose: questi qui se la prendevano davvero tanto, gli stava proprio a cuore fare luce il più possibile sulla relazione tra X e Y e pontificare poi a dovere. Ognuno dica la sua, prima che i riflettori si spengano. Poco importa se le donne ci fanno la figura delle poco di buono, o se agli uomini si ottenebrano le già flebili capacità di pensiero quando si tratta di correre dietro alle sottane. Tutto finisce in un caotico girotondo di insulti, di simulati accessi di collera e di vocii e vocioni che si rincorrono a vicenda nella gara a chi fa più audience. Non importa quel che si vede, purché qualcosa si veda. Purché i paparazzi non si dimentichino di loro. Che poi, fortunatamente, prima o poi passano tutti di moda.

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