La distopica e dismessa visione del futuro secondo Divergent

Mi sono preso parecchio tempo prima di vedere questo film. Fondamentalmente, perché non volevo vederlo. Avevo la netta sensazione che si trattasse di una copia spiccicata e stropicciata di Hunger Games, quindi l’ho tranquillamente ignorato fino ad ora. Poi è venuta la curiosità, in fondo si tratta pur sempre di uno dei titoli di maggior richiamo dell’anno, e allora ho ceduto. Armandomi di tutti i buoni propositi. Mi sono detto che se c’era Kate Winslet nel cast, e poi Shailene Woodley, quella di cui tutti parlano da qualche mese a questa parte, e poi ha incassato 288 milioni circa in tutto il mondo, avevo dei motivi sufficienti per guardarlo.

Ora, non so voi, ma a me tutto questo filone di film fanta-distopici con giovani e giovanissimi dotati di ogni virtù che si ribellano alle imposizioni che vengono dall’alto comincia un po’ a stancare. Mi sembra che questo cosiddetto universo young adult sia tutta una grossa balla costruita a tavolino per vendere a un pubblico altrettanto giovane (ma non necessariamente adolescente). Si parte col libro, per poi arrivare alla quasi obbligata tappa del grande schermo, e quasi sempre le somiglianze sono impressionanti. Divergent, non a caso prodotto dalla Lionsgate, già responsabile di Hunger Games e, assieme alla Summit, anche di Twilight, è tratto dall’omonimo romanzo di Veronica Roth, ed è destinato ad essere il primo capitolo di una trilogia. Farne uno solo, d questi tempi, non basta mai. Anche l’idea più trita e ritrita va spremuta fino all’osso.

Per dovere di cronaca, mi limito a riassumere la trama dicendo che Beatrice Prior, detta Tris, vive in una Chicago del futuro divisa in fazioni, ciascuna delle quali incarna una specifica caratteristica (vi ricorda un po’ i 12 distretti di Hunger Games?): ci sono gli Abneganti, i Candidi, i Pacifici, gli Eruditi e gli Intrepidi. Da queste parti, a 16 anni bisogna sottoporsi a un test per stabilire a quale fazione aderire (16 anni? Come la Lena di Beautiful Creatures?). Tris, in origine un Abnegante, sceglie di unirsi agli Intrepidi, cercando di nascondere a tutti il risultato del suo test: è infatti una Divergente, vale a dire un individuo che non si inquadra in nessuna categoria e che potrebbe dunque risultare pericoloso per l’ordine delle cose. Ma la verità, ovviamente, è destinata a venir fuori.

E veniamo ai fatti. Ho passato la prima metà del film aspettando che succedesse qualcosa, perché è evidente fin dal primo minuto che le cose, per Tris, sono destinate a complicarsi, e quando finalmente avviene quel qualcosa, si smorza la tensione. Manca l’adrenalina. Il momento dell’attesa è più intrigante dell’azione vera e propria. C’è poi qualcosa che non quadra nei personaggi: per quanto sia un film di simil-fantascienza, non per questo deve essere scollegato dai criteri cella credibilità. Questi Intrepidi sono in tutto e per tutto a dei vandali di cui la popolazione dovrebbe avere paura, e invece sono addirittura i tutori dell’ordine pubblico. Gli allenamenti a cui si sottopongono sono a dir poco brutali e, più che dal coraggio, sembrano animati dalla cattiveria gratuita. Da parte sua, il capo degli Eruditi Jeanine Matthews si lancia più d’una volta in un’arringa contro le deplorevoli debolezze umane, colpevoli di aver condotto le persone alla guerra e alla violenza. E con quale motivazione ordina il massacro degli Abneganti?

Niente da fare, non mi ha convinto. Di elementi buoni, in partenza, ce n’erano, ma a conti fatti non risultano sufficienti a salvare la baracca. L’interpretazione di Kate Winslet, che veste i panni della bastarda meglio di quanto abbia fatto la collega Meryl Streep in The Giver, non serve a risollevarne il personaggio. Shailene Woodley sarà pure la nuova Jennifer Lawrence, ma almeno Katniss Everdeen aveva una marcia in più rispetto alla tiepidina Tris. La storia d’amore con Quattro (Theo James), il senso di non appartenenza a nessun gruppo, le riflessioni sul libero arbitrio e sulle peggiori qualità dell’uomo, l’azione, la famiglia, la politica, tutto viene mescolato e buttato lì senza che il film proceda in una specifica direzione e, alla fin fine, nessuno di questi contenuti trova la giusta dimensione. Anche da due musicisti come Junkie XL e Hans Zimmer mi aspettavo una colonna sonora più travolgente, ma hanno saputo soltanto far risuonare all’infinito la voce melodiosa di Ellie Goulding.

VOTO: 5

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