Tutte contro lui – The other woman. Storia di un film già visto.

Tutte contro lui è un titolo che non rende giustizia al film, ed è poco onesto nei confronti dello spettatore, che probabilmente crede di trovarsi a vedere un terzetto di donne, magari pure amiche, che se la prendono a morte con un malcapitato per chissà quale insolita ragione. L’originale The Other Woman, invece, suggerisce subito l’idea che dietro a tutta la messinscena si celi un’altra donna, definita così genericamente per non svelare subito le carte in tavola, suggerendo che magari sia proprio il malcapitato ad avere un’altra donna nella sua vita, e che forse, quelle tre biondone avvinghiate tra di loro nella locandina non siano tanto amiche. Magari sono loro l’altra donna. O meglio, le altre. E si ha subito la percezione di trovarsi a guardare una storia di amanti, di vendetta e solidarietà femminile, ma girata in chiave comica. Chiamare il film L’altra donna, traducendo alla lettera, non si poteva, a causa dell’omonimia coi film del 1981 e del 2002. Bisognava trovare qualcosa di originale. Ed eccoci spiegati il perché di questo titolo.

Che poi, chi abbia scritto e diretto la pellicola non si è mica preoccupato di trovare l’originalità da qualche parte. La storia è di quelle che già abbiamo visto, rivisto, ascoltato, gustato, digerito e reingerito per tante, tante volte. Una casalinga scopre che il marito ricco e belloccio la tradisce, e decide di conoscere l’amante. La quale però era ignara di non essere l’unica donna. Poi si scopre che ce n’è pure una terza, anche lei inconsapevole della di lui infedeltà, e tutte e tre si coalizzano per farla pagare al fedifrago furbone. Alla fine diventano pure amiche, com’era inevitabile, e nel mezzo scoppierà anche un colpo di fulmine, giusto per condire la vicenda con un po’ di sano romanticismo. La moglie e l’amante che si alleano, come in Diabolique. Tre le donne che si vendicano del traditore, come ne Il club delle prime mogli. Le amiche che si spalleggiano a vicenda in questa storia di corna, come in The Women. Ed uno degli stratagemmi che usano per punire il disgraziato l’abbiamo già visto neanche molti anni fa in Il mio ragazzo è un bastardo. Piccole differenze, tante somiglianze.

Tutto finisce nella banalità, nella prevedibilità assoluta, con un crescendo di ridicolezze come la scena in cui l’adultero del film (Nikolaj Coster-Waldau) sbatte contro una vetrata riducendola in mille pezzi (ma come li fabbricano ‘sti vetri in America?). Pochissime risate riesce a strappare questo lavoro del regista Nick Cassavetes, che se l’era cavata meglio in passato nel drammatico. Leslie Mann sarà pure divertente in alcuni momenti, ma il suo personaggio è troppo demenziale per essere preso sul serio, e comunque comincia a stancare nel ruolo della donna sciocca e ingenua ma buona. Kate Upton è talmente svampita da essere totalmente invisibile. Soltanto l’immagine di Cameron Diaz sarà lievemente scalfita da questo flop di critica e botteghino: è brava come al solito, azzecca i tempi e domina la scena. Ma il film resta sempre una scopiazzatura insulsa senza idee e senza potenziale.

VOTO: 4

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