Cose che ti influenzano per tutta la vita #2

Più che di influenza, qui si parla di trauma. Di shock. Prendiamo un classico in live action dell’88, Chi ha incastrato Roger Rabbit. Uno dei film più divertenti di sempre, a parere del sottoscritto. Una trovata geniale dopo l’altra, qui è tutto un delirio di creatività e bellezza. Insomma, se proprio non ti viene da ridere, almeno ne esci più sereno e dimentico di tutti i tuoi problemi. Tranne che per una scena. La fatale immagine della scarpa dissolta nella salamoia dallo spietato giudice Morton (Doom nell’originale). Ci sono tantissime scene, a dir la verità, che varrebbe la pena di ricordare, ma solo questa è quella che mi ha traumatizzato più della storia di Bambi e della sua mamma.

Che poi, questa scarpa, è soltanto una semplice scarpa. Non potremmo definirla in altro modo: non ha un nome, non la si vede che in quella manciata di secondi, non parla nemmeno, e nessuno ne sentirà la mancanza. Peccato che sia una scarpa viva, si muove, soffre, e a giudicare da quel che si vede, pare che pianga pure. Ogni volta che rivedo questo assoluto capolavoro, spero sempre che qualcuno intervenga a fermare il perfido giudice, e che i due spettatori non si limitino solo a guardare. Qualcuno salvi quella scarpa, mi verrebbe da urlare. Ma niente da fare, la poveretta muore ogni volta. Crudeltà vera e propria, ecco di cosa si tratta. Questa inquietante salamoia dovrebbe entrare di diritto nella top ten delle armi più temibili della storia del cinema. Sarà per questo che, ad oggi, faccio tanta fatica a separarmi da un paio di scarpe, anche da quelle più vecchie e malridotte.

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