Dracula Untold: la storia colpisce, ma il vampiro dov’è?

Sono andato a vedere Dracula Untold il giorno di Halloween. Un po’ di horror ci voleva, anche qualcosa che lo richiamasse lontanamente, e questo è tutto quello che mi sono concesso. Un altro film di vampiri. È proprio quello che ho pensato ancora prima di mettere piede fuori casa, un altro film di vampiri. E proprio il principe delle tenebre dovevano andare a scomodare. Il pregiudizio (di grosse dimensioni in questo caso) pesa sempre sulla valutazione finale, nel bene o nel male. Stavolta, nel bene. Sarà stato che, aspettandomi una fregatura di proporzioni colossali, ero più propenso a lasciarmi stupire.

Vlad Tepes, principe di Valacchia, l’alter ego storico del conte Dracula pipistrello che tutti conosciamo, rivive nella nuova rivisitazione della Universal della storia del vampiro più famoso del mondo. Il temibile guerriero, conosciuto anche come l’Impalatore, principe del popolo della Transilvania, è deciso a ribellarsi al dominio turco sulla sua terra. Ma per guidare il suo esercito contro un impero invincibile, ed uscirne vittorioso, ha bisogno di forze più grandi dalla sua parte. È così che invoca l’aiuto di un’oscura creatura, un vampiro, in cambio di un reciproco favore: per tre giorni potrà godere dei poteri di quell’essere spaventoso senza, però, soccombere alla tentazione di bere sangue umano. Pena la trasformazione a sua volta in vampiro.

Il lato più interessante è proprio la visione degli eventi, la prospettiva che viene proposta allo spettatore. Sorvoliamo sull’accuratezza storica, sulla quale non potrei giurare (per quanto ci sia una certa attendibilità ai fatti accaduti), è proprio l’idea della leggenda trapiantata nella storia ad affascinare. L’invenzione di un antefatto che esplori quel che c’è dietro e che c’era prima di uno degli esseri più mostruosamente noti di tutti i tempi, cercando un legame profondo con la realtà, dona insieme originalità e credibilità alla trama e al film.

La grafica, e gli effetti speciali, sono la vera ciliegina sulla torta. A metà tra un fumetto e un gioco da Playstation, questa pellicola può vantare una magnifica tecnica di rappresentazione dei mostri, delle loro peculiarità fisiche e delle loro espressioni facciali, tanto da farli sembrare più veri che mai, e quelli che all’inglese si chiamano visuals, finiscono col diventare non un supporto, un contorno al film e ai personaggi, ma parte integrante della trama stessa, senza i quali non può procedere.

Laddove viene da lodare l’intenzione di esplorare il passato e la genesi di un mito, ricollegandosi alla storia in cui affonda le radici, interviene purtroppo Dracula stesso a rovinare il risultato. La caratterizzazione del personaggio si muove a metà tra un padre affettuoso, marito devoto e principe amato dai sudditi, e un flagello in carne, ossa e tanta crudeltà che scorre nelle vene. Con la conseguenza che non è né carne né pesce. Sarebbe stato più logico mostrare in maniera più marcata i segni della malvagità del suo animo umano ancor prima della trasformazione, e propendere verso una resa più dark, del protagonista e della storia intera. Quel che ne viene fuori è una versione di Dracula troppo blanda perché lo si possa chiamare con questo nome, che si inserisce nell’ormai consueta prassi di dotare anche i cattivi più notoriamente spietati di un’umanità che sottrae loro ogni fascino. Luke Evans ce la mette tutta, ma non è Dracula, è solo un vampiro qualsiasi.

Una certa inventiva nel plot, capace di regalare anche qualche colpo di scena, la grafica, le ambientazioni, i trucchi, il richiamo storico, sono tutte cose apprezzabili, che vanno nella giusta direzione. Ma con una pecca così grande, dal momento che tutto il film ruota attorno a lui, siamo appena alla sufficienza. Sì, ne sono rimasto positivamente sorpreso, mi aspettavo di (molto) peggio, ma il fatto rimane. E poi avrei voluto sentire la magnifica Lorde e la sua Everybody Wants to Rule the World durante qualche scena.

VOTO: 6

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