I ragazzi che rubavano Chanel secondo Sofia Coppola

La prima volta che ho guardato Bling Ring un pensiero mi si è formato nella mente, e adesso, alla seconda occasione, ripenso esattamente la stessa cosa di circa un anno fa. E la conclusione è la seguente.

Si poteva fare di meglio. Il potenziale c’era tutto. Entrare nel mondo del jet set fatto di lustrini e paillettes, di feste e di locali alla moda, di abiti firmati e vip paparazzati ha il suo fascino. Non è per le celebrità in sé, ma per un certo stile di vita in cui gli agi e le comodità non mancano mica, e sbirciarlo dalla porta sul retro seppure per un istante è una grossa tentazione. Se poi ci aggiungiamo che a condurci tra le strade dello star system è un gruppo di cattivi ragazzi con tanti soldi in tasca che si divertono a svaligiare le case dei ricchi, allora la cosa può farsi veramente interessante. Peccato però che l’interesse, invece, si spenga subito. Fin dal principio seguiamo l’andirivieni di questi liceali insoddisfatti tra una villa e l’altra, mentre con la mano destra sgraffignano i rolex di Orlando Bloom e con la sinistra si versano da bere nella discoteca privata di Paris Hilton. E il punto è che sta tutto qui. Scena dopo scena, l’azione non cambia mai. Riusciamo solo ad intuire già dalla prima sequenza che le cose, per il Bling Ring di Los Angeles, si metteranno male prima o poi, ma di quel momento riusciamo a intravedere appena appena uno scorcio, un lampo che passa via veloce. L’attesa del dramma resta delusa, e presto o tardi si capisce che l’eccitazione può soltanto scemare già da quella scena iniziale. È tutto un turbinio di selfie, gioielli, spinelli e profili di Facebook, dopodiché non rimane niente.

Sarebbe stato di gran lunga più coinvolgente se avessimo potuto vedere più le conseguenze delle ruberie che gli atti criminali in sé per sé, dal processo in tribunale all’effetto mediatico della faccenda, fino alle condizioni dei protagonisti negli anni successivi alla scarcerazione, senza passare necessariamente per la prigionia. Si salvano l’ottima colonna sonora, gli attori che tutto sommato sono bravini (Emma Watson, Taissa Farmiga, Israel Broussard e Katie Chang), qualche battuta spiritosa e i primi e gli ultimi quindici minuti del film. In mezzo, resta una grossa falla.

VOTO: 5

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