The Imitation Game

La storia di Alan Turing sembra fatta apposta per un film al cinema. Era dal 2011, in effetti, che la sceneggiatura già bell’e pronta aspettava che qualcuno le desse finalmente vita, trasformandola in un’opera che riscattasse almeno un po’ la memoria del matematico che aiutò gli inglesi a vincere la guerra.

Lo sfondo storico c’è, ed è quello di tanti film memorabili e di successo, la Seconda guerra mondiale. C’è il brivido della progettazione e dell’invenzione della macchina che riuscì a decifrare i messaggi in codice dei tedeschi. C’è poi l’omosessualità del protagonista tenuta segreta per non incorrere nella condanna del governo (cosa che invece non gli fu risparmiata). Soprattutto, c’è Benedict Cumberbatch e la sua perfettissima interpretazione. Sarà pur banale, ma di lui si può soltanto dire che è bravo, anzi bravissimo (e se Eddie Redmayne gli soffierà l’Oscar, può sempre dire che ci è andato vicino).

Vuoi per la colonna sonora di Alexandre Desplat (nominato anche lui agli Oscar) che accompagna delicatamente ogni movimento, vuoi per la talentuosa Keira Knightley che addolcisce e impreziosisce il racconto, o ancora per l’emozione della sfida, per il rischio del fallimento nell’impresa e dell’accusa di spionaggio e di atti osceni: insomma, il film ha proprio tutti gli ingredienti che servono per assicurare una visione più che gradevole. Probabile che, al di là della storia ufficiale, qualche immagine della vita personale di Alan Turing sia stata romanzata, o addirittura inventata; ma se così è stato, è avvenuto sempre con delicatezza, e mai con invasività.

L’unico neo è che proprio alla fine quegli stessi ingredienti non sono stati mescolati fino in fondo. Mi aspettavo che il dramma della vicenda, in conclusione, esplodesse in maniera più vigorosa, che ci fosse una più profonda discesa nel privato del protagonista, magari aprendo una finestra sugli ultimi anni della sua vita. L’uomo che inventò il prototipo dei moderni computer e fu costretto dal governo britannico alla castrazione chimica, deve aver vissuto un tormento interiore che sulla fine viene solo sfiorato, o comunque non illustrato in tutta la sua forza dirompente, quella che lo avrebbe portato al suicidio alla soglia dei 42 anni.

VOTO: 9. Nonostante questa piccola pecca, quella di Cumberbatch è una delle interpretazioni migliori dell’anno, forse la migliore in assoluto.

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