Magic in the Moonlight. La vita e l’amore al tempo degli illusionisti

E dire che avevo un brutto presentimento. Non che non volessi vederlo, ma è stato praticamente snobbato ai premi che contano, ha racimolato pochissimo in tutto il mondo e, considerando i grandi nomi del cast e della regia, nei fatti se n’è parlato a malapena. E poi pensavo che quel Blue Jasmine fosse solo un’eccezione nella brutta piega che ha preso il Woody Allen degli ultimi anni, non proprio brutta, ma insomma spesso deludente. Invece viene fuori che Magic in the Moonlight non è niente male, anzi. È una commedia gradevolissima, ben girata, e pure dalla trama accattivante.

In breve, siamo negli anni Venti, e uno dei più famosi illusionisti al mondo viene incaricato dall’amico, anche lui prestigiatore, di smascherare una presunta medium che ha ingannato un’ingenua famigliola nel sud della Francia. I due vanno dritti dritti alla meta per svelare l’inganno, ma pare proprio che il trucco non ci sia. A chi non è venuta un po’ di curiosità?

Si aggiunga poi che l’illusionista e mago ha il volto burbero e scettico di Colin Firth, e la medium ha il sorriso incantevole e contagioso di Emma Stone. In più, un nugolo di talentuosi comprimari (specie le donne, Marcia Gay Harden, Jacki Weaver e Eileen Atkins). Poi i paesaggi della Costa Azzurra, e i vivaci costumi dei ruggenti anni 20. Devo dire che sono tutti (e Colin Firth in primis) bravissimi?

C’è qualche difettuccio, però, che va sottolineato. Il primo è il finale troppo brusco, quasi inaspettato. Diciamo che Woody poteva scegliere un modo migliore per chiudere il film, una scena conclusiva che desse, appunto, una chiusura più decente. Dato che la conclusione è già di suo un po’ sbrigativa: fin quasi alla fine, il film mantiene fresco e inalterato il suo impegno e il suo fascino, ma una volta che il nodo decisivo viene sciolto, comincia a perdere qualche colpo. L’altro neo è la musica: lo so che è una marca distintiva del regista, e so pure che si addice perfettamente ai tempi e ai luoghi descritti: è solo che dopo qualche anno varrebbe la pena di cambiare nota, ogni tanto.

VOTO: 7

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