Whiplash, la bellezza che non ti aspettavi

Poche location, un numero ancora minore di attori e una batteria al centro della scena: ecco cos’è bastato a Damien Chazelle per fare qualcosa di grandioso. Lui è regista e sceneggiatore alla sua seconda prova, e il film è Whiplash.

La prima grande sorpresa è che, nonostante la pioggia di premi e nomination, dai BAFTA ai Godlen Globe, dagli Oscar al Sundance dove era stato presentato, abbia incassato una cifra talmente bassa che si può proprio dire che nessuno l’abbia visto. Colpa della cattiva pubblicità, forse. O meglio di una pubblicità inesistente. Probabilmente, a nessuno interessava per lo stesso motivo per cui anch’io lo avrei snobbato, se non fosse stato proprio per i suoi riconoscimenti.

Perché a guardare in giro, sembrava di capire che oltre uno studentello di un conservatorio qualunque che si sforza di diventare un bravo musicista e un insegnante che lo sprona e lo incita, non ci fosse niente. Dove si nascondeva l’attrattiva?

Innanzitutto, nel fatto che l’insegnante non è uno qualunque. Diciamo che è il più grande st***zo della categoria dei docenti di musica/direttori d’orchestra, e già questo la dice lunga. J. K. Simmons ha il compito e il merito di rendere quell’uomo detestabile oltre il possibile, tanto che chiunque con un briciolo di umanità prova tanta compassione per i malcapitati studenti. E da che il mondo è mondo, al cinema i cattivi hanno sempre una marcia in più.

Altro dato, non meno importante: dall’inizio alla fine, è un crescendo di tensione e palpitazioni che ti tiene incollato alla sedia con il cuore in gola. Ci sono almeno tre o quattro momenti in cui la storia vira verso direzioni inaspettate, rinnova l’interesse e fa salire l’adrenalina alle stelle. Whiplash è un film intenso, che investe spettatore e personaggi insieme psicologicamente e fisicamente. Il giovane protagonista, il semisconosciuto Miles Teller, è una scoperta ben gradita di qeusto 2014 ormai finito, su cui vale la pena di scommettere per il futuro.

Manca un finale adeguato, che avrebbe permesso all’opera già magistrale di raggiungere la perfezione completa. Sarebbero bastati una trentina di secondi in più e un’altra piccolissima scena. Pazienza, è bellissimo anche così. Quando arriverà da noi, dovrebbero tutti andare a vederlo.

VOTO: Mi verrebbe da dargli il massimo, ma quel difettuccio lì alla fine…ma chissenefrega, 10.

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