Equilibrium, ovvero: l’instabilità dentro e fuori

Vediamo, vediamo, da dove si può iniziare? Il film è pieno di così tante buffonate e superficialità che stento a trovare il modo per cominciare.

Partiamo dalla distopia, perché di questo si tratta: di un film distopico di pochi anni fa, l’anno di grazia era il 2002, il regista Kurt Wimmer, e il titolo dell’opera è Equilibrium. Il panorama è quello di un mondo post-apocalittico sprofondato in un ordine apparente che in realtà barcolla parecchio. In superficie è tutto sotto controllo, ma sotto sotto il sistema comincia a scricchiolare. Insomma, lo stesso scenario di tanti altri film distopici vecchi e nuovi, niente di più niente di meno. Che, come loro, trae spunto dalla letteratura.

Nel nostro caso, non un solo romanzo, ma tante influenze di libri diversi, come 1984, Il mondo nuovo, Fahrenheit 451, i grandi classici del genere. Tutte ispirazioni prese e buttate lì a casaccio, mescolate alla meno peggio, e così quello che ne esce è completamente privo di interesse. Non c’è un decente scavo psicologico che indaghi nei personaggi, non c’è un’approfondita analisi del mondo che ci troviamo ad osservare, e tutto si riduce a qualche colpo di pistola, un paio di calci, e fine.

Almeno c’è il piacere di guardare Christian Bale prima che diventasse Christian Bale, no? Macché, si è rincretinito pure lui in mezzo a tutto questo disordine, con quelle mosse di kung fu o quello che è che fanno eco a Matrix, e mentre si spara le pose sembra soltanto la parodia di se stesso.

Che poi non si capisce perché alla fine gli balzino in mente le immagini della donna che ha conosciuto appena due giorni prima invece di pensare alla moglie defunta, e persino la sua evoluzione lascia insoddisfatti. Per quanto si capisca benissimo cosa stia per succedere, si rimane ugualmente increduli di fronte allo sfascio di questa inverosimile città chiamata Libria, col suo Grammaton e il Tetragrammaton, i Cleric che cadono come mosche e il Prozium che inibisce le emozioni dei cittadini e dello spettatore pure.

L’unica cosa positiva è che il film è stato girato tra l’EUR romano e i luoghi tedeschi legati alla triste storia fascista, il che sembrerebbe una scelta più che coerente, dal momento che il ricordo a cui sono legati ne fa le ambientazioni adatte allo scopo che si voleva raggiungere. Poi basta. Il resto è approssimazione, baggianate e piattezza.

VOTO: 2

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