Perché St. Vincent non doveva essere santo

St. Vincent è una di quelle commedie da cui non devi pretendere niente, se non che ti facciano fare due risate, e in questo caso, almeno col sottoscritto, la promessa è stata mantenuta. Ma questa era solo una delle aspettative, perché da un film con un bel cast (e con Bill Murray protagonista) mi aspettavo anche una buona dose di originalità e di belle trovate, e invece su questo fronte devo registrare una piccola delusione.

Bill Murray è appunto il protagonista di questo film, un bastardo, scorbutico, furbacchione alle soglie dell’anzianità che si concede parecchio tempo e spazio per i piaceri della carne e per coltivare i suoi vizi: beve tanto, è sempre al verde, gioca d’azzardo e vive nel disordine e nel caos totale. Eppure, la sua vicina appena trasferitasi col figlioletto al seguito si ritrova a lasciargli, appunto, il pargolo in affidamento per una serie di sfortunate coincidenze, e il nostro Bill si trasforma nel più improbabile dei baby-sitter. Insegna al bambino a fare a botte per difendersi dai compagni di classe, gli insegna a scommettere sui cavalli, e lo rimpinza di cibi tutt’altro che sani; insomma, il classico uomo a cui non affidereste mai vostro figlio, ma che, al di là di tutto, è divertente. Recita bene, e la parte gli riesce.

Bene pure Melissa McCarthy, astro nascente, anzi, praticamente una conferma ormai del genere comico, ma che per una volta punta sull’amarezza del personaggio piuttosto che mettersi in ridicolo come al solito. Un po’ meno bene Naomi Watts, nei panni di una stereotipata prostituta dell’Est Europa con un accento anche quello fastidiosamente stereotipatissimo, ma siccome è pur sempre Naomi Watts se la cava nonostante lo scarso spessore di questa “signora della notte” di nome Daka.

Formidabile è il ragazzino, dal momento che immagino non sia tanto facile trovare un bambino di quell’età che sappia tener testa a Bill Murray e quasi quasi rubargli anche la scena. E per dovere di cronaca, il suo nome è Jaeden Lieberher.

Il problema sta a metà della storia, e nella sua conclusione. L’adulto che si scopre avere un gran cuore in fondo in fondo, il giovincello che impara una lezione di vita, e i due protagonisti che saranno costretti a dividersi, ma resteranno sempre legati l’uno all’altro. Insomma, mi aspettavo qualcosa di diverso. Almeno vorrei che, per una volta, i personaggi siano dotati di coerenza, e che restino quello che sono fino alla fine. Se uno str***o, fatelo rimanere così com’è, che tanto al pubblico piace lo stesso.

VOTO: 7

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