Jake Gyllenhaal nella caccia all’ultima carneficina

Io voglio vedere Jak Gyllenhaal in ruoli come questo più spesso. Non voglio dover aspettare ogni volta un lustro o più per poterlo ammirare in un’altra esibizione perfetta, come quella che ci ha regalato in Nightcrawler.

Il titolo esatto in italiano sarebbe Lo sciacallo, e rende più o meno l’idea di cosa, anzi, di chi sia davvero il suo personaggio. Louis Bloom è un operatore video che s’imbatte del tutto per caso in questa professione, eppure è decisissimo a compiere la sua scalata al successo ad ogni costo. Non importa quale sia il prezzo da pagare, l’unica cosa che conta è che i servizi trasmessi al telegiornale siano i suoi, che le riprese che l’intera Los Angeles si trova a guardare al notiziario provengano direttamente dalla sua videocamera. E se quello che serve alla sua carriera per compiere il fatidico balzo in avanti è l’incidente perfetto, non è detto che sia necessario aspettare che si verifichi. A volte, gli eventi hanno bisogno di un incoraggiamento.

Vuoi per i suoi occhioni grandi, vuoi per i chili che ha dovuto perdere, o semplicemente perché è uno degli attori più talentuosi della sua generazione, Jake Gyllenhall ha i modi e il volto dello psicopatico più seducente che potresti immaginare, nel senso che ti costringe a non staccargli neanche per un attimo lo sguardo di dosso. Eppure gioca nella squadra avversa alla schiera dei buoni tradizionali: è arrivista, sfrontato, pericoloso, mente, imbroglia e, cosa non da poco, non agisce in conformità alla legge. Riesci ad avvertire nell’aria che qualcosa di grosso sta per accadere, e ciononostante non lo fermeresti, anche se lo vedi affondare in un turbine sempre più vorticoso di pazzia, ed anche se potrebbe andarci qualcuno di mezzo.

Se la metafora sull’occhio invasivo dei mass media di L’amore bugiardo non vi è bastata, un altro film del 2014 ripropone una analoga riflessione sulla tv meschina e scriteriata, costruendo il suo climax di tensione delirante attorno al tema dell’informazione televisiva che pone la spettacolarità davanti alla sensibilità, l’audience prima dell’etica. Questo thriller impeccabile supera ad ogni scena i confini di ciò che è moralmente giusto mostrare in onda ad un tg locale, e di quello che si può o si deve fare per accaparrarsi l’ultimo scoop, l’ultima notizia ancora prima che diventi tale, mentre sembra chiedersi e chiederci: quanto contano le immagini che vediamo ogni giorno?

VOTO: 10

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