Americani (?!?)

Proviamo a immaginare perché uno dovrebbe dare a un film un titolo così ambizioso. Americani. Un titolo che ti fa presagire uno spaccato di vita della classe media statunitense, immersa nei suoi tic incontrollabili e nei suoi vizi indicibili. Io pensavo di poter assistere ad un racconto corale in stile Robert Altman, con dieci o anche più personaggi che rappresentassero un degno campione della civiltà d’oltreoceano, magari pure con un bel drammone finale. Voi direte, non potevi informarti prima? Non l’ho fatto. Immaginate la sorpresa quando ho scoperto che tutta l’azione si concentra tra le mura di un ufficio e del ristorante di sotto con quattro venditori di terreni.

Il titolo originale, Glengarry Glen Ross, era molto più adatto, con riferimento alle proprietà che i quattro dovrebbero vendere, per di più anche citate non so quante volte nel corso del film. Tutto quello che avevo letto di questa pellicola di James Foley del 1992, riguardava i dialoghi e la loro presunta eccezionalità, in particolare quello d’apertura di un giovane e bastardo Alec Baldwin che mette in moto la vicenda.

Comunque, una volta appreso come stavano le cose, non c’è voluto molto per abituarsi alla visione. Anche perché m’è venuto incontro un cast di notevoli talenti. Nei primi cinque minuti, appaiono Jack Lemmon, Ed Harris, Alan Arkin, Al Pacino e Kevin Spacey. Più di così.

Sui dialoghi, ci siamo. Trattandosi di un film in cui i protagonisti parlano per la maggior parte del tempo, le battute non potevano che essere impressionanti. Nelle loro conversazioni, i venditori si buttano addosso rabbia e frustrazione, sputano invidia e meschinità, si sviliscono a vicenda per dimostrare di valere di più del contratto che non sono riusciti a chiudere.

L’unico guaio è che bisogna aspettare una buona mezz’ora prima di arrivare al nodo cruciale della trama, e dopo un’apertura sensazionale si ha l’impressione che Alan Arkin ed Ed Harris abbiano parlato pure troppo. Un consiglio? Non abbiate fretta. Aspettate che rientri in scena Al Pacino, perché da quel momento anche i suoi colleghi daranno il meglio di sé. Tormentati dal timore del licenziamento, e colpiti da un furto in ufficio, le nevrosi esplodono e le barriere rischiano di crollare. È una gara a chi urla più forte, e a rimetterci le penne non è chi ci vorrebbero far credere.

Nonostante il titolo fuorviante, mi aspettavo un bel film, e l’ho avuto. Mannaggia ai distributori italiani però.

VOTO: 9

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