Cerentola 2015, e anche questa è andata. Avanti il prossimo.

Secondo voi, perché non hanno più fatto un film ispirato al romanzo Via col vento, dopo la mirabile trasposizione del 1939? E perché nessun altro, dopo Francis Ford Coppola, ha portato sullo schermo Il padrino di Mario Puzo? Un motivo ci sarà. Lo sanno tutti. Forse bisognerebbe ricordarlo a quei simpaticoni di casa Disney. Scommetto che anche loro conoscono la risposta, ma hanno preferito dare ascolto al richiamo del vil denaro. E così, via i vecchi cartoni, largo ai live action. Il futuro dei cartoon è in carne ed ossa.

Ma veniamo ai fatti. Cenerentola, il film d’animazione del 1950, il dodicesimo classico secondo il canone disneyano, per quanto sia forse più caro al gentil sesso che ai maschietti, e nonostante la probabilità che i bambini di oggi non sappiano nemmeno di cosa stiamo parlando, ha una sua bellezza. Poetica e magica. L’adattamento del 2015 di Kenneth Branagh è un film di buon livello che, però, pur mettendocela tutta non potrà raggiungere i fasti del suo celebre antenato, perché ci sono cose che solo un cartone animato è in grado di donarci. L’ingombrante goffaggine delle due sorellastre, per esempio, che nessun attore reale potrà mai incarnare, o l’esilarante impaccio del granduca e la presenza fisica del re, o la spigolosità del volto minaccioso di Lady Tremaine. Poi ci sono le canzoni, che continuiamo a cantare anche arrivati a cinquant’anni. E ci sono cose che invece appartengono solo a questo cartone animato, come i giochi di luci e ombre che si accompagnano alle figure della matrigna e del suo gatto Lucifero, e che nel film sono stati invece sostituiti da una inopportuna luminosità costante, e come la sequenza carica di suspense in cui la perfida antagonista avanza lungo la scalinata per rinchiudere Cenerella in soffitta.

Bisogna dimenticarsi per un attimo che è stata la stessa casa di produzione a girare una versione indimenticabile della fiaba di Perrault, per godersi il buono che c’è in questa novella trasposizione. Cate Blanchett innanzitutto. Perfetta nei panni della carogna, magnifica conferma di un talento che eccelle anche nei personaggi più infimi, è lei la vera protagonista del film, rubando la scena a chiunque ogni volta che appare sullo schermo, specialmente a lei, Lily James, che è una Cenerentola alla fin fine un po’ opaca, che non riesce a far commuovere anche quando dovrebbe. Anche Drew Barrymore era riuscita a fare di meglio in un adattamento di qualche anno fa, che risultò più gradevole di questo. Si deve pure superare il fastidioso prologo d’apertura, che non aggiunge proprio niente se non un tocco di inutile pesantezza, come se qualcuno poi non fosse a conoscenza del fatto che Cenerentola abbia perso i genitori.

Ben riuscita è la sequenza della corsa contro il tempo, quando l’incantesimo comincia a svanire e tutto torna ad essere quello che è, coll’orologio della torre che sorveglia il villaggio dall’alto mentre la sventurata sfugge ai suoi inseguitori e all’ultimo rintocco della mezzanotte. Ma resta comunque un remake di cui non sentivamo il bisogno. Helena Bonham Carter calza benissimo le vesti della fata madrina, ma senza Bibbidi-Bobbidi-Bu non è la stessa cosa.

VOTO: 5

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