Nymphomaniac, capitolo II

Non so perché abbia aspettato così tanto prima di vedere la seconda parte di Nymphomaniac, ma sta di fatto che me l’ero proprio dimenticato. Avevo una missione da concludere e l’ho scordata. Forse l’attesa ha giovato a qualcosa, e forse ne ha penalizzate altre. Ad ogni modo, devo dire che nella prima mi era sembrato che il botta e risposta tra Charlotte GainsbourgStellan Skarsgård fosse tutto a vantaggio di lei; adesso, però, anche lui si ritaglia il suo spazio nella narrazione, e questa chiacchierata dal sapore autobiografico suona molto più naturale. Quando sembra che le sue reminiscenze storico-letterarie siano del tutto inappropriate, interviene lei a confermare allo spettatore che lui sta soltanto divagando, cercando probabilmente di riportare la conversazione sull’unico piano che gli è familiare (e non vi dirò il perché, lo scoprirete da soli).

Dall’altro lato, ne risente invece il genio di Lars von Trier, quello che nell’altro articolo mi sono a malapena trattenuto dall’esaltare e lodare all’infinito, e meno male che l’ho fatto. Lars von Trier è davvero un genio, ma un problema comunque c’è, e non dipende dal fatto che abbia visto le due parti a distanza di tempo l’una dall’altra. La storia procede con una struttura che rimane invariata per tutta la sua durata, quella della ninfomane che racconta la sua oscura discesa nel baratro con la particolarissima divisione per capitoli. All’inizio ne apprezzi l’innovazione, ma per quanti corpi nudi avvinghiati e assetati possano apparire sullo schermo, uno finisce coll’abituarsi anche ai colpi di scena se per quattro ore non cambi qualcosa.

Non fraintendetemi, Lars von Trier resta comunque un formidabile visionario. Nymphomaniac è il film sul sesso più colto e cervellotico che abbia mai visto, e al tempo stesso sa essere anche sincero e diretto, nella tendenza della protagonista a rifiutare ogni interpretazione psicanalitica e moralistica della sua sfrenata condotta. Joe non nasconde a niente e a nessuno chi è e cosa ne fa della sua vita, non ha paura a definirsi per quella che è, e sa perfettamente che le parole sono soltanto parole, ma il soggetto, comunque lo si chiami, è sempre quello. Questa seconda parte è meno sentimentalistica e più sadica della precedente, più violenta nel corpo e nello spirito, anche grazie all’aggiunta di Jamie Bell e Willem Dafoe che, in modo diverso, partecipano e stimolano la caduta all’inferno.

Le parole di Joe, sia che stia parlando col nuovo amico/confessore Seligman, sia che stia partecipando a una terapia di gruppo, sono brutali, appassionanti, ma disilluse. Nymphomaniac non parla di una perversione, ma di una condanna, tanto che non te la sentiresti nemmeno di puntarle il dito contro, come se quel peso le sia stato buttato addosso dall’alto. La strada verso il piacere è lastricata di dolore, e non è nemmeno detto che alla fine ci si arrivi comunque al piacere. La sensazione, anzi, è che alla fine non ci sia alcuna speranza.

VOTO: 8*

*voto complessivo per entrambi i capitoli

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