Buongiorno, giovani avide menti

A Beautiful Mind, alla sua prima prova con il sottoscritto, non ha avuto successo. Dopo circa un quarto d’ora mi sembrò un film noiosissimo, e così cambiai canale. Quanto tempo che ci ho messo per ricredermi. Mi sono praticamente costretto a rivederlo, non potevo non conoscerlo. Al suo primo quarto d’ora, avevo di nuovo già la mia opinione. È un film stupendo. Chissà, forse devono essere stati tutti quei calcoli matematici disegnati alla finestra a spaventarmi, perché comincia in modo tutt’altro che noioso.

John Nash è uno di quei geni del nostro tempo che soltanto il cinema sa dipingere come i più meravigliosi uomini che abbiano mai calpestato la terra, facendoci dimenticare per un attimo che nella vita reale dovevano essere scontrosi, difficili, e magari pure alteri. Neanche Nash s’allontana da questa tipologia di uomini di scienza, è borioso, un pizzico arrogante, e non esattamente la persona che vorresti incontrare per strada quando esci di casa al mattino. Ma il cinema sa farci vedere cosa c’è al di là delle apparenze. A Beautiful Mind ci restituisce un John Nash in tutta la sua gloria ed esemplarità, seppur nella debolezza della malattia, compassionevole ma comunque ammirabile, forse a volte detestabile ma in fondo amabile.

Lungi dall’essere uno stancante polpettone sulla vita di un premio Nobel per l’economia (come io stesso sospettavo), A Beautiful Mind è veloce, intrigante, persino divertente a tratti, per poi ritornare drammatico a metà visione, quando la trama subisce una inaspettata inversione di rotta e si rimescolano completamente le carte in tavola. Non dirò nulla per non guastare la visione a chi non l’abbia ancora visto, ma è proprio a quel punto che le cose si fanno ancora più interessanti.

Il merito principale va a Russell Crowe, a cui ho perdonato alcune performance deludenti degli ultimi anni ricordandomi perché lo abbiamo amato tutti ne Il gladiatore. Nel 2001, quando uscì questo film, era fresco fresco di Oscar proprio per il suo Massimo Decimo Meridio, altrimenti potremmo star sicuri che glielo avrebbe dato per questo ruolo. Chi invece si portò a casa la statuetta fu Jennifer Connelly, ancora più adorabile del solito, moglie devota anche se sfinita. Peccato per Paul Bettany, avrebbe meritato la nomination anche lui, tanto è simpatico e convincente, che lui e Russell condividono benissimo la scena. E poi, Ed Harris, praticamente sempre a posto qualsiasi ruolo interpreti. Una storia come questa poteva richiedere soltanto attori all’altezza, e un regista come Ron Howard. Fortuna che sono disposto a cambiar opinione.

VOTO: 10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...