C’eravamo tanto amati

È iniziato tutto con una folgorazione. Certo io non sono nessuno per dire cosa è originale e cosa no, ma sono in grado come tutti di capire quando qualcosa mi colpisce. C’eravamo tanto amati comincia in un modo che m’ha proprio colpito. Sembra tanto diverso, tanto innovativo che non si porta per niente addosso il peso dei suoi quarantuno anni suonati. E così, mi ha messo fin da subito nelle condizioni di godermelo ben benino, vuoi anche per quel talento nato che è Nino Manfredi, un attore così bravo che ti vien voglia di cercare il numero sull’elenco telefonico per complimentarti direttamente con lui, salvo poi ricordarti che, per ovvie ragioni, non è più possibile.

C’eravamo tanto amati è la storia di un amore diventato dapprima un triangolo, e infine anche un quadrato, prima di trovare la sua naturale conclusione, poiché, si sa, i rapporti sono fatti per essere vissuti a due alla volta. Oggetto del desiderio è una Stefania Sandrelli nemmeno trentenne, con quel viso di ragazza allora dolcissima e interprete apprezzabile per la sua spontaneità. E mentre questa personalissima storia procede, sullo sfondo avanza anche la Storia vera e propria, coi tanti rimandi alla guerra, all’Italia del boom economico e degli anni Settanta. Ancora di più sono gli ammiccamenti ai vari Fellini, De Sica, Mastroianni, con tanto di cameo pure di Mike Bongiorno, che ti fanno pensare che Ettore Scola ha voluto davvero confezionare un film per chi ama il Cinema e chi ama l’Italia.

Gli sbalzi temporali da un momento all’altro (comunque necessari alla narrazione) sono però talmente profondi da non rendere, a tratti, giustizia alla trama, lasciando dei vuoti nell’evoluzione dei rapporti tra i protagonisti che avrebbero meritato di essere colmati. Ma ad ogni pecca c’è un rimedio, e il rimedio in questione ha i nomi di Aldo Fabrizi e Giovanna Ralli, personaggi prima comici e poi tragici, così come Stefano Satta Flores passa con disinvoltura dal comico al drammatico. Vittorio Gassman, invece, avrà su di sé una luce che è solo drammatica, fino alla conclusione, per lui, amara.

VOTO: 8

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