È tutto registrato. È solo un’illusione.

C’è qualcosa di indescrivibilmente potente e vitale in un film che ti emoziona ogni volta come se fosse la prima, per quanto tu possa averlo visto e rivisto. Mulholland Drive non smette mai di impressionarmi, nonostante il numero delle visioni sia almeno a due cifre. È come uno di quei libri che, a rileggerli, scopri sempre nuovi dettagli e nuove chiavi di lettura. E non solo questo.

Mulholland Drive è un thriller a cui si può accostare l’attributo psicologico, ma è pure un film sull’ambizione, sulla brama di successo, sull’amore malato e sui sogni infranti. Certo, tutti questi elementi non contrastano con l’etichetta di thriller (ma anche drammatico andrebbe bene), ma non si può fare a meno di notare che c’è una nota triste di fondo che riecheggia in continuazione, ed è una di quelle malinconie che ti vengono quando scopri che tutto ciò che volevi, tutto ciò che hai sempre desiderato, è fuori dalla tua portata, e non lo avrai mai. Puoi provare a concentrarti sull’enigma principale, ma quella nota è lì, e si sente.

Ora non starò a raccontarvi la trama, perché facendolo sciuperei a chi non l’ha visto il gusto di scoprirla da sé (e del resto, se neanche David Lynch ha mai voluto spiegare le sue opere, chi sono io per interferire con la sua volontà?). Posso solo dirvi che, da quando Rita ha perso la memoria in un brutto incidente d’auto, Betty, in cui s’imbatte per caso, l’aiuterà a ritrovare la sua identità. O almeno ci prova, perché l’identità da ritrovare può non essere quella che cercavamo. Ad ogni scena, un nuovo indizio ci porta verso la risoluzione del mistero, mentre nuove immagini non fanno che infittirlo di più. Mulholland Drive ci guida lungo la strada che conduce al surreale, all’incredibile, all’assurdo, dove ogni personaggio e situazione è sopra le righe più di quanto sia normalmente accettabile; ma siccome Lynch sa il fatto il suo, una spiegazione c’è.

Mi sono reso conto di essere arrivato alla fine dell’articolo senza aver menzionato la presenza di Naomi Watts, senza la quale il film forse non sarebbe stato il capolavoro che è, o di qualunque altro attore, che sia Ann Miller, o Justin Theroux, o la partecipazione straordinaria di Lee Grant. Né tantomeno ho accennato alle musiche di Angelo Badalamenti, o alle splendide suggestioni visive (e ancor più mentali) contenute ad ogni fotogramma. Ci sarebbe troppo da dire. Mi viene da pensare, per esempio, che da quando ho visto Mulholland Drive la primissima volta, una decina d’anni fa, il mio gusto per l’arte e per il cinema è cambiato inesorabilmente. Mulholland Drive mi ha aperto gli occhi verso un mondo in cui la linearità e la coerenza sono elementi accessori, e ogni cosa può essere altro da quello che sembra. Senza Mulholland Drive, la filmografia di David Lynch, e tutta la storia del cinema precedente e a venire non sarebbero state la stessa cosa.

VOTO: 10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...