Ho ucciso Napoleone

Vatti a fidare delle prime impressioni. Quando Giorgia Farina diresse Amiche da morire, credevo che avessimo scoperto una nuova regista su cui investire. Insomma, firmare una buonissima commedia al femminile in un periodo in cui noi maschietti facciamo ridere sempre di meno mi sembrava cosa buona e giusta. Poi è arrivata l’opera seconda, e l’incantesimo è finito. Ho ucciso Napoleone non riesce a ingranare la giusta marcia già dall’inizio: prima scena, due bambini che fanno progetti per il futuro. Chi ha visto il film, sa quanto me che i bambini a quell’età non parlano così. C’è una mancanza di credibilità che si estende da lì a tutta la trama, fino alla protagonista.

Il guaio peggiore è lei, Anita, l’iposensibile donna in carriera che è talmente fredda da sembrare un cyborg, solo che Schwarzenegger sapeva farlo meglio. Ma insomma, mettici un po’ più di pathos, fai qualcosa per non sembrare un robot, ho capito che interpreti una manager di successo che ha rinunciato alle emozioni umane, ma così non ti crede nessuno. E il mio più grosso dispiacere è che stiamo parlando di Micaela Ramazzotti, una che di solito è brava. Ma io la spiegazione ce l’ho: le hanno dato una botta in testa. Oppure l’hanno sostituita davvero con un robot. Comunque non era lei.

Che poi Giorgia Farina, che ne ha scritto anche la sceneggiatura, non ha mica avuto un’idea sbagliata: è soltanto che ha perso di vista i dettagli. Per esempio, la Ramazzotti si chiama Anita, e gli altri li hanno battezzati Paride, Filippa, Clelia, Cecilia, Olga. Ci mancavano Menelao, Cesare e Pomponio. Si vede che Francesco e Giovanna non vanno più di moda. Poi, la protagonista che se ne sta ogni giorno sul praticello di fronte al suo ex luogo di lavoro a spiare continuamente i dipendenti, dico io, ma nessuno se ne accorge mai che sta sempre lì? Dico, nessuno ha notato la pazza col binocolo?

E come prevedevo, questo Napoleone non c’entra assolutamente nulla. Trattasi di un pesce rosso che si intravede si è no per cinque secondi, e non influisce minimamente sulla storia. L’aspetto positivo è nelle comprimarie, in Elena Sofia Ricci e in una certa Thony, che mi hanno risollevato un tantino il morale. Ah, dimenticavo la famiglia. I genitori di Anita sono usciti pari pari da Modern Family. Incredibile.

Siccome la speranza è l’ultima a morire, a metà strada ho visto un’insolita variazione, e ho voluto crederci. Le cose stavano per rimettersi al meglio. Invece no, fuoco di paglia. Altra variazione verso il baratro. Il colpo di scena finale non ci voleva proprio, è davvero troppo surreale. E quindi che vi devo dire, non mi ha convinto. L’idea che una donna incinta appena licenziata escogiti la sua vendetta con l’aiuto di qualche disperata sconosciuta mi sembrava succosa, ma c’è troppa carne a cuocere, i personaggi non sono per nulla interessanti, e pretende che tutti noi accordiamo la nostra fiducia a fatti, cose e persone inammissibili senza neanche giustificarli.

VOTO: 3

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