Blackhat, evviva l’action-cyber-thriller. Ma anche no.

C’è soltanto una ristretta cerchia di individui asiatici fortemente tipizzati che interessano a quelli di Hollywood: gli asiatici stronzi sempre incazzati, le seduttrici asiatiche, gli asiatici nerd e l’esperto di arti marziali. Blackhat non fa eccezione, anche se la donna in questione non è esattamente una femme fatale, ma non voglia mai Dio che non la si veda impegnata in un amplesso o due. Del resto, non è che gli altri membri del cast che siano nati da un’altra parte del globo abbiano più spessore. Neanche Viola Davis, un’attrice bravissima a cui hanno assegnato molti ruoli sbagliati. Non c’è quasi nulla, qui, che abbia spessore. Anzi, non c’è proprio nulla. Vorrei sforzarmi di ricordare qualcosa che si possa salvare da queste due ore di film, ma nada de nada.

blackhat-trailer-chris-hemsworth-hd-hubChris Hemsworth? No di certo. Poiché non mi piacciono gli stereotipi al cinema, vorrei concedergli una chance, e dire che anche lui potrebbe interpretare un hacker abilissimo al computer come Nonna Papera con le torte, ma devono essersi dimenticati di dirgli che non era più sul set di Thor. Dovrei sforzarmi di concedere tutta la mia fiducia e la mia attenzione ad un presunto genio di informatica ex-galeotto nonché adone biondo supermacho dal fisico scolpito e per di più esperto tiratore e invincibile guerriero, e non ce la faccio. Se la perfezione esiste, questo sarebbe anche un bel film, quindi pure tu, Chris Hemsworth, hai sbagliato qualcosa.

Della trama non vi dirò nulla, perché mi è totalmente sfuggita. Ci ho provato, ma tutto il film ruota intorno a un pirata della rete e a un gruppo di uomini che si mette sulle sue tracce, senza che i moventi dell’uno e dell’altro si facciano mai davvero interessanti. Anche perché passano tanto tempo davanti ai computer o parlando di computer o nell’attesa di trovarsi con un computer tra le mani, e tutto quello che dicono è stato scritto da un cervellone della NASA, sicché uno come me può capirci ben poco. E quando sulla fine si arriva alla resa dei conti, ormai è troppo tardi.

E pensare che il film è diretto da Michael Mann. Che stavolta, però, nell’intento di creare qualcosa di sofisticato, si è dimenticato che i dialoghi andavano inseriti in un film, e non in un discorso per un seminario al MIT. Michael, fai una cosa: torna all’azione pura e semplice. Sarà meno elevato intellettualmente parlando, ma almeno riusciamo a rimanere svegli.

VOTO: 1

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