L’inquilino del terzo piano

Tra i maggiori pericoli nella vita di individuo, i vicini di casa non sono affatto da sottovalutare. Non ci avreste mai pensato, eh? Neanch’io credevo che quella presenza fissa nella vita di tutti noi che corrisponde alla generica definizione di “la signora di sotto” potesse rappresentare un problema, ma Roman Polanski ci ha insegnato che la quotidianità può diventare il posto più spaventoso in cui vivere. Il regista polacco l’aveva fatto già otto anni prima con Rosemary’s Baby, solo che lì il sovrannaturale si metteva di mezzo e la chiave del mistero stava proprio nelle mani dei vicini; stavolta, invece, tocca scavare nella psiche del protagonista per risolvere l’enigma, e il caso vuole che quel protagonista sia proprio lo stesso Polanski.

Il trucco sta nel prendere delle facce da Oscar come quelle di Melvyn Douglas, Shelley Winters e Jo Van Fleet, truccarle abbondantemente e farle diventare impenetrabili e accigliate, e il gioco è fatto: ecco che quei condomini sono diventati l’emblema delle nostre ossessioni. Ma se proprio di un’ossessione si trattasse, e nulla più? Come si fa a distinguere la realtà dall’incubo, quando ci sembra che tutti quanti attorno a noi stiamo cercando di trasformarci in un’altra persona, farci impazzire e indurci al suicidio, quando la nostra identità si confonde con quella della ragazza defunta che abitava il nostro stesso appartamento?

Tutti gli indizi sembrano confermare piuttosto chiaramente che si tratti di uno squilibrio del povero inquilino, ma questo non diminuisce la carica disturbante delle situazioni più impensabili, e soprattutto non chiarisce per niente il finale. Come chiunque altro abbia visto il film, mi sono interrogato anch’io sulla possibili interpretazioni, le ho cercate in giro sul web, e poi ho smesso di pensarci. Qualunque sia il significato del film non m’interessa, perché quando sono arrivato alla fine, mi sono accorto che la cosa importante non era la risoluzione del thriller, ma l’effetto conturbante che deriva dalla deformazione dell’esistenza. Insomma, che sia proprio lui o qualcun altro, sono la suspense e la tensione schizofrenica a fare de L’inquilino del terzo piano un film perfettamente inquietante e sinistro.

VOTO: 10

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