Terroni vs Polentoni

A volte alcuni interrogativi esistenziali affollano la mia mente, e mi ritrovo in preda ad una crisi a cui nemmeno un ciclo di sedute da Sigmund Freud in persona potrebbe porre fine.

Dove si va quando si muore? Non m’interessa.

Perché c’è tanto male al mondo? Non è nemmeno questo.

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? No, è qualcosa di meno trascendentale.

Io mi chiedo, per esempio, se può Paola Cortellesi essere credibile nel ruolo della moglie di Luca Argentero, se lei è una meridionale che rinnega le sue origini e parla con inverosimile accento settentrionale, e lui è un maritino senza spina dorsale con una personale stanza dei giochi (non di quelli alla Christian Grey), e tutti e due hanno due figli in età adolescenziale, supponendo dunque che lui abbia messo su famiglia a vent’anni?

Può Rocco Papaleo interpretare il di lei fratello, un boss della camorra che ascolta il più ridicolo dei fenomeni neomelodici campani e che non farebbe paura neanche se avesse un mitra puntato verso la nostra faccia tra le mani, buzzurro, tamarro, cafone e niente più, come se bastasse essere degli zoticoni per impersonare un malavitoso o un meridionale?

Può Angela Finocchiaro fare qualcosa di diverso dalla solita donna del Nord di mezz’età snob e altezzosa, anche se è sposata ad Ale del duo comico Ale e Franz, che per la cronaca veste i panni di un ricco imprenditore (?!?), e insieme hanno un figlio di circa quindici anni, ma lei ne avrà almeno sessanta?

Può esserci qualcosa di più stereotipato della mozzarella di bufala e del caffè per indicare la cucina napoletana, come se la vita di chi abita al Sud ruotasse solamente intorno alla tavola? Si può sperare di vedere, almeno una volta, un settentrionale che non sia ricco, razzista e non faccia sempre la figura dello stronzo? Oppure che una volta tanto i bambini attori siano un po’ più simili, che so, ad Haley Joel Osment, o che le comparse in un film italiano non siano sempre pescate a caso, e che magari non abbiano quell’aria macchiettistica (anche se I Ditelo Voi sono simpatici)?

Può il camorrista essere un criminale e basta, senza dover trovare una giustificazione al suo essere fuorilegge? Si può avere una caratterizzazione più realistica e senza cliché, e magari senza un finale sdolcinato? Perché così, anche se nel mezzo ci sono un paio di battute che fanno sorridere, Un boss in salotto non è mica un prodotto ben riuscito. Sono queste le domande che mi pongo. Però, a differenza di qualunque altra domanda trascendentale, la risposta ce l’ho. E purtroppo, è no.

VOTO: 3

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