Banditi a Milano

Avete mai sentito parlare della banda Cavallero? I criminali che svaligiarono le banche di Milano nel 1967? Nel caso in cui la notizia vi giungesse nuova, potreste andare a vedere Banditi a Milano di Carlo Lizzani. Persino io, che non sono un appassionato di polizieschi, di inseguimenti e di sparatorie, l’ho piuttosto apprezzato.

Non è tanto la trama in sé l’aspetto più allettante del film (anche se ad alcuni il vecchio connubio guardie e ladri farà senz’altro gola), quanto lo stile documentaristico con cui è girato. Partendo da una (finta) intervista al commissario di polizia, attraverso testimonianze, flashback e finestre varie sulla malavita cittadina, Banditi a Milano ricostruisce gli eventi che portarono la banda alla famigerata rapina finale. È a quel punto che il documentario cede il passo all’azione vera e propria, che prende vita nella corsa senza sosta dei criminali e della polizia alle loro calcagna. In questa fuga a tutto gas, nei minuti che li porteranno a farla franca un’altra volta o dritti dritti tra le sbarre, si consuma la strage dei malcapitati che restano sotto le raffiche di colpi.

C’è qualcosa, nella messa in scena di quella tragica impresa banditesca, che odora di geniale. Di intuitivo, più che altro, perché la struttura del racconto, che anticipa e ritorna indietro, l’espediente del documentario, l’inseguimento in auto che fa tanto american movie, e quei primi piani che fanno invece cinema di genere italiano, tutto sembra nuovo, o perlomeno in controtendenza rispetto ai modi dominanti di quegli anni. O se non altro così pare al sottoscritto.

Ci sono pure Ray Lovelock, Tomas Milian, Don Backy e, soprattutto, Gian Maria Volonté, che non è mica poco. Anche perché, particolare non da nulla, sono anche estremamente realistici. È la rappresentazione della violenza che, invece, se nei primi minuti sembra privarsi di qualunque velo, durante la sparatoria per le strade diventa inutilmente edulcorata e blanda. Per dirla senza giri di parole, avrebbero dovuto mostrare di più. E magari anche un finale più drammatico, e impressionante. Resta comunque un film da recuperare.

VOTO: 7

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