Malombra

Sapete chi è la prima diva del cinema italiano? Se state pensando a Gina Lollobrigida, Sophia Loren e Anna Magnani, non ci avete preso. Dobbiamo tornare parecchio indietro nel tempo, quando i film non erano ancora parlati e sonori. Il suo nome era Lyda Borelli, e negli anni Dieci era tanto famosa che si disse che il borellismo fosse la moda più in voga, intendendo con questo che l’attrice era diventata oggetto di imitazione (anche tra le sue stesse colleghe).

Lyda Borelli non ci lasciò mai testimonianza della sua voce, essendosi ritirata precocemente ancora prima che arrivasse il sonoro al cinema. Delle poche pellicole cui prese parte, ancor di meno devono essere quelle facilmente rintracciabili oggi. Essendo dei film muti, è più che normale che alcuni siano andati perduti col tempo, altri non siano editi in dvd, altri ancora siano da restaurare. E poi, diciamocelo, non è che guardare un muto sian un grande spasso (fatte le dovute eccezioni, s’intende).

È successo, comunque, che abbia trovato su YouTube uno di quei film di cui la Borelli era protagonista, tale Malombra del 1917 diretto da Carmine Gallone (un altro nome che ricorda una carriera interessante). La storia, raccontata a ritmi veloci per rientrare nello spazio di un’ora circa, è quella del romanzo di Fogazzaro. Gli si potrebbe dare un’occhiata, giusto per curiosità, magari per sbirciare tra quei gesti di recitazione ancora un poco pantomimica, com’era logico trattandosi del muto, ma neanche troppo in verità, se guardiamo a tanto cinema coevo e precedente.

Lyda Borelli rappresenta uno degli anelli di congiunzione tra una recitazione accentuata, per non dire esasperata, figlia di quegli anni ed anche del teatro, ed un’altra già più rilassata, naturale, semimoderna. Non si può dire altrettanto degli attori che qui la circondano, purtroppo. Ma ci son pure altre cose interessanti da notare, una su tutte i momenti in cui la follia del suo personaggio la induce a sbrogliarsi la capigliatura con le mani, come se l’inquietudine interiore la spingesse a perdere il contegno anche di fuori, fino all’apoteosi finale, in cui il volto è interamente coperto dai capelli. Piccoli espedienti di un cinema che non parla.

Non dico di guardarlo tutto, forse nemmeno ne varrebbe la pena. Però, giusto un minuto o due, per vedere chi era Lyda Borelli, prima diva del cinema italiano, perché no?

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