L’uomo che amava le donne

È accaduto un miracolo. Ne sono stato testimone io stesso, con questi occhi qui. Qualcuno deve aver ascoltato le mie preghiere, e deve averle riferite a quella cara donna di Cristina Comencini. Avevo tanto sperato di poter vedere una bella commedia italiana, lontana dai soliti schemi dei cinepanettoni, dei luoghi comuni, degli italioti vacanzieri che vanno su, giù, al mare o in montagna. Latin Lover dev’essere stato confezionato appositamente per me.

Già mi piacciono assai le famiglie sgangherate, fuori dal comune, magari pure numerose. Una famiglia superallargata di sole donne, che si incontrano, si scontrano e s’incontrano di nuovo, poi, sulla carta ha già dei buoni numeri dalla sua. Aggiungeteci che le donne in questione sono figlie e mogli di un unico uomo scomparso, che una onorabilissima carriera sul grande schermo ha reso un mito con cui doversi confrontare quotidianamente, e il gioco è fatto. Sembra di riuscire a immaginare già gli alterchi, i dispetti, gli scoppiettii e le bagarre che zampillano tra una generazione e l’altra di femmine tradite e dimenticate.

Ma no, non è così. Non si può immaginare, perché Latin Lover è imprevedibile. È una gustosa sorpresa da scartare scena dopo scena, fino alle scioccanti rivelazioni che saltano fuori tra una camera da letto e il salotto, e che scompongono per sempre le vite delle protagoniste, avviandole verso un nuovo inizio, forse più consapevole, forse più sereno.

Tra una cosa e l’altra, vien fuori l’altra faccia, appetitosa, del film, nel ripercorrere i successi di quel latin lover di Francesco Scianna, che attraversa le più differenti stagioni del cinema nostrano, e tra un western e una commedia all’italiana strizza l’occhio un po’ a Mastroianni e un po’ a Gassman. Una delizia.

E naturalmente, ci sono loro, le donne e le attrici, l’almodovariana Marisa Paredes, una Virna Lisi al suo ultimo atto (ma in perfetta forma), una insolita (e strepitosa) Valeria Bruni Tedeschi, e poi Angela Finocchiaro, ma anche Neri Marcorè, Jordi Mollà, e le interpreti straniere. Perché la cosa più insolita, considerando i canoni del nostro cinema, è la presenza di attori dalla Spagna, la Finlandia, l’Australia per i ruoli stranieri, che restituiscono un sapore più vero ai loro personaggi. Forse non tutti sono allo stesso livello, e c’è una piccola stonatura nel finale, ma ci si passa sopra benissimo quando i petali dei fiori, nel giardino di casa, cominciano a svolazzare tutt’intorno, prima di cedere il passo ai titoli di coda.

Mi sa che devo mandare un biglietto di ringraziamento alla Comencini.

VOTO: 9

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