Ottimismo, energia, pop. III + Never Been Better

L’ultimo album dei Take That, il settimo per la precisione, giunge al termine di questi venti anni e passa di scioglimenti, ritorni, abbandoni più o meno gravi e, nonostante tutto, successi. Non a caso si chiama III, ad indicare che ormai sono rimasti in tre.

I fan più sfegatati avvertiranno senz’altro la mancanza di Jason Orange. Ad un ascolto più distaccato, se così si può dire, non ci hanno rimesso per niente. III è decisamente l’album dell’ottimismo; del resto, se volevano continuare a stare sulle scene, non potevano certo abbandonarsi a rimpianti e piagnistei vari. The show must go on, ovviamente, e i Take That sono felici come non mai, e si sente. Fin dalla prima track, è tutto un inno alla gioia, alle atmosfere festanti e al pop puro, ma di un pop degno della loro età matura e in linea coi tempi che corrono. Meno riusciti, infatti, sebbene comunque gradevoli, sono i brani più riflessivi e delicati. Complessivamente, è un album piacevole da ascoltare; quel che gli manca, purtroppo, è una forte hit, un paio di canzoni trainanti che si impongano sull’insieme.

Le migliori sono forse Higher than Higher e Lovelife, oltre che l’apripista These Days, anche ottimo esempio dei cori giubilanti che connotano l’album.

VOTO: 7

Chi invece risulta più convincente nelle sad songs di impronta romantica è il compatriota Olly Murs, che in comune con i Take That condivide un sound energico e vivace, anche se non necessariamente raggiante. Pure nelle canzoni dal contenuto meno gioioso, si sente la grinta che ti salta addosso (un nome su tutti, Up). Come annuncia fin dal titolo Never Been Better, Olly si sente al suo meglio, e riesce a risultare grosso modo coinvolgente.

Tra l’inizio entusiastico e una conclusione più leggera e unplugged, si perde un po’ nel mezzo, con qualche melodia non proprio originale, anche soltanto rispetto ai suoi lavori precedenti. Non credo che un album debba raggranellare necessariamente 13 o 14 canzoni. Brani come Can’t Say No o Why Do I Love You non rendono giustizia al resto, e suonano ancora come un impasto pop-ereccio  del tipo più banale, rovinando la magia di Stick With Me o Seasons. Peccato.

VOTO: 7.5

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