What’s Inside (Out)?

Per fare un buon film, come per un libro o un’opera d’arte in senso ampio, ci vuole una buona idea. Un’intuizione, un lampo di genio, chiamatelo come volete, insomma bisogna pensare l’impensato. Perché l’idea, per essere buona, deve innanzitutto essere originale.

Magari vi succederà che, a furia di pensare e ripensare per farvi venire quell’idea che state cercando, vi mettiate poi a pensare a come funziona la nostra mente. Cosa c’è, dentro a quella testa, fatta allo stesso modo in ognuno di noi, e nonostante nessuno sia uguale all’altro. E se fosse questa, allora, l’idea, quella di entrare nel cervello umano attraverso la sola immaginazione?

Ma dove sarebbe l’originalità in un’idea del genere, se tanti uomini autorevoli si sono già interrogati sui meccanismi della mente? Come si fa a pensare a una strada alternativa?

La risposta? Basta non prendersi sul serio. Perché l’intento, qui, non è scrivere un trattato di psicoanalisi, ma un cartone animato. È così che spuntano fuori Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, con l’idea che siano cinque emozioni fondamentali a tenere le redini delle nostre testoline. Va da sé che chiunque sa che le cose, nella realtà, funzionano in ben altro modo, ma questa soluzione è più divertente. E magica.

C’è una magia nella visione dei creatori di Inside Out che scivola dai luminosi protagonisti del lungometraggio al vero e proprio universo in cui abitano, dalle isole della personalità al baratro della memoria, passando per gli omuncoli che rimuovono i ricordi sbiaditi e gli attori che lavorano alla produzione dei sogni come se si trovassero in uno studio cinematografico.

Una volta che uno abbia avuto un’idea così, può davvero sbizzarrirsi e lasciarsi andare ai mille sentieri che l’immaginazione può prendere. È con questa libertà di fantasia che nasce un mondo imprevedibile, e scoprirlo è davvero spassosissimo.

Inside Out è un meraviglioso viaggio all’insegna del divertimento che, come molti cartoni animati, parte dalla spensieratezza dell’infanzia per approdare alle conquiste della crescita, che induce a mettere da parte le abitudini dell’età puerile ed appropriarsi di qualche consapevolezza in più. Come quella, per esempio, che piangere ogni tanto può farci stare meglio. E che sarebbe bello portarsi dentro soltanto i ricordi felici, ma a volte la felicità nasce proprio dai momenti di sconforto.

Nulla di meglio, quindi, che la testa di una bambina per osservare tutto questo. E anche noi, che guardiamo con i nostri occhi da adulti, con le nostre consapevolezze e le certezze della nostra età, possiamo tornare un po’ bambini.

VOTO: 9

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