Agente McCarthy, al vostro servizio

Melissa McCarthy ha un corpo per la commedia. Chissà com’è, ma tu la vedi e ti ispira subito simpatia. Complice anche il talento, non è un caso che negli ultimi anni sia diventata uno dei volti più famosi della commedia americana.

Scrivere una sceneggiatura che le stia bene addosso come un paio di pantaloni dovrebbe essere dunque ancora più facile, essendo tagliata per questo tipo di film, no? No.

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Perché la commedia è da sempre un terreno delicato, e quel corpo, quella faccia lì, quelle sue espressioni e quel suo modo di gesticolare rischiano di confinarla a ruoli da caratterista o di regalarle solo idiozie e banalità, se non c’è sotto una buona sceneggiatura.

Più o meno è quello che ho pensato nei primi quindici minuti di Spy: che l’agente della CIA più divertente di sempre poteva essere interpretato solo da una come lei, ma prima qualcuno doveva inventarselo quel personaggio.

spy-1-gallery-imageSpy ha tutti gli ingredienti di un classico film di spionaggio, dalla rivalità tra America e Europa dell’Est alle immancabili minacce nucleari. Agenti segreti, inseguimenti, elicotteri, omicidi, non manca niente. Semmai, ha qualcosa in più: fa ridere. Perché tutti i cliché e i leitmotiv di ogni film à la 007 vengono presi in giro con dichiarata intenzione, esasperandoli con gusto e con acume. E quando si raggiunge l’inverosimile, è il film stesso a deridersi attraverso i suoi personaggi.

Come con Jude Law che non fa che compiacersi del suo aspetto, e ancora di più con l’inetto Jason Statham in una evidente autoparodia dei suoi classici personaggi d’azione.

Al centro di tutto, Melissa McCarthy, la più improbabile delle spie al servizio di una trama veloce e spassosa, dall’umorismo travolgente, e per giunta con uno dei migliori combattimenti che abbia visto da qualche anno a questa parte. E occhio pure a Rose Byrne e Miranda Hart, che insieme spy-2-gallery-imagealla McCarthy formano il trio su cui si regge tutta l’impalcatura.

Peccato che crolla tutto col finale. Avevo tutte le buone intenzioni di dare a Spy un voto bello alto, ma nell’ultima mezz’ora è diventato insensatamente stucchevole, e il lieto fine ricercato a tutti i costi ha ammazzato un po’ della originalità conquistata fino a quel momento. Un finale che rischia di rovinare tutto il film.

VOTO: 7

p.s. arrivato a  metà ho pensato che avrei cominciato l’articolo scrivendo di quanto siano assurde le rappresentazioni dell’Italia nelle pellicole americane, e del perché nel doppiaggio i nostri stessi doppiatori ci fanno parlare in maniera così assurda. Forse è questo il rospo più grande del film. Se riuscite a ingoiarlo, siete a cavallo.

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2 pensieri su “Agente McCarthy, al vostro servizio

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