Le stazioni della fede

Quando ho cominciato a vedere un film che si chiama Kreuzweg – Le stazioni della fede ero parecchio incuriosito. Non sapevo nulla della trama, o degli attori, ma mi aspettavo di trovarmi di fronte a un prodotto qualitativamente (almeno) accettabile. Del resto, il titolo in tedesco ha il significato di Via Crucis, e non si affronta un argomento religioso con la leggerezza con cui si fanno le commedie di Natale.

Mi sono anche chiesto, mentre i minuti scorrevano, se la resa della sceneggiatura fosse giusta così, e non si potesse, per esempio, optare per una forma diversa.

kreuzwegMi spiego. Maria è una giovane adolescente, alle prese con una severa educazione religiosa, l’intransigenza della madre che le proibisce di ascoltare qualsivoglia tipo di musica e di frequentare coetanei di altre parrocchie, e gli atti di bullismo cui la sottopongono i compagni di scuola. Va da sé che Maria appartiene ad un particolarissimo ramo della Chiesa cristiana che professa un fanatismo anacronistico, di quelli che neanche nel Medioevo, e il contatto inevitabile con la società che la circonda mette duramente in evidenza tutta la differenza che c’è tra lei e il resto del mondo.

Il racconto è suddiviso in tante sequenze quante sono le stazioni del cammino di Gesù sul Golgota, mentre le scene si animano ogni volta in un ambiente diverso, davanti alla macchina da presa che rimane fissa, immobile, tranne rare eccezioni. E questa è senza dubbio una scelta, un modo di narrare che conferisce un certo valore al film.

stations-of-the-crossMa, trattandosi di una soluzione già in sé poco convenzionale, forse sarebbe stato opportuno rinunciare a quella totale immobilità dell’obiettivo, soprattutto considerando che ci fanno assistere a mezzo corso di cresima e buona parte della cerimonia; un’altra scelta, allora, poteva essere quella di tagliare corto, o di donare al racconto un po’ di agilità in più.

Anche perché questa decisione ha senz’altro contribuito alla scarsa circolazione di una pellicola che invece non soltanto si basa su un soggetto interessante, ma offre anche una prospettiva che non ti aspetteresti. Se infatti è vero che il punto di vista dello spettatore non può coincidere con l’etica dei protagonisti sullo schermo, d’altro canto è difficile affermare che ci sia una netta presa di posizione verso l’una o l’altra parte. Schierarsi sembra facile, ma lo si fa comunque ponendosi qualche domanda. E in tutto questo un plauso va alla giovane attrice che veste i panni di Maria, che ha fatto davvero un buon lavoro.

VOTO: 7

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