Spotlight

Spotlight è il nome di una sezione del Boston Globe, composta da un team di giornalisti investigativi che si lanciano ogni volta alla ricerca di un nuovo caso da pubblicare, e vi si dedicano per mesi e mesi per poter raccogliere interviste, prove, materiali utili per un nuovo articolo. Nel 2001, gli capita tra capo e collo un caso di pedofilia che coinvolge nientemeno che la Chiesa locale, ma dalle lunghe e faticose indagini verrà fuori che il fenomeno non riguarda solo un prete o due, né tantomeno è esteso alla sola città di Boston.

Cominciare dalla trama per parlare de Il caso Spotlight mi è sembrata la scelta più ovvia, perché si tratta del primo punto di forza di questo film. È una storia che fa venire la pelle spotlightd’oca anche soltanto a sentirne parlare, figuratevi poi quale impatto emotivo possa avere vederla sullo schermo. Senza tener conto che è tutto vero. Sono queste le storie che il cinema deve raccontare, affascinanti perché vere, e anche recenti, di quella vicinanza nel tempo che le rende tanto più interessanti, soprattutto quando ci accorgiamo di averle già un po’ dimenticate.

Quello di cui invece un film del genere non ha bisogno è un’eccessiva drammatizzazione, e Thomas McCarthy s’è guardato bene dall’intromettersi troppo, tenendosi a distanza ravvicinata con la macchina da presa. È un altro pregio del film, quello di offrire allo spettatore una versione oggettiva, asciutta, che si astiene dai toni tragici e non nasconde che tra il bianco e il nero si trova anche il grigio. Rendendo quindi i movimenti di questi giornalisti ancora più realistici.

file_611849_spotlight-trailerL’ultimo, grande merito è quello di avere un cast eccezionale. Una storia così non si poteva non raccontare con degli attori di alto livello. Se sentirete parlate de Il caso Spotlight in questi giorni, allora sarà sicuramente (anche) a proposito degli attori. Bravissimi, tutti da premio Oscar, che non si saprebbe a chi assegnarlo, tra Michael Keaton, Rachel McAdams, Mark Ruffalo, Liev Schreiber e Brian d’Arcy James (ma un po’ anche le piccole parti di Stanley Tucci e Billy Crudup). Anche se io il mio preferito tra questi ce l’ho già.

VOTO: 10

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