L’ultima parola

Una delle cose che film e telefilm d’oltreoceano ci insegnano, è che l’America non gradisce coloro che non amano l’America. Ma basta anche soltanto essere sospettati di aver qualcosa da ridire, che in un modo o nell’altro ti cuciono la bocca. È quel che accadde oltre mezzo secolo fa a un gruppo di figure di rilievo dell’ambiente hollywoodiano, le cui simpatie comuniste furono interpretate alla luce del congelamento dei rapporti con l’Unione Sovietica, e finirono col diventare il simbolo di una minaccia all’ordine pubblico. Attori, sceneggiatori, registi furono pubblicamente messi alla gogna e privati del loro lavoro nel settore cinematografico, perché aderire al partito comunista poteva significare soltanto un tentativo di sovversione. Chi conosce il significato di lista nera, paura rossa e maccartismo sa di cosa stiamo parlando.

È un pezzetto di storia che non conosciamo abbastanza quello che racconta L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo, e che riguarda tanto le libertà civili quanto le esistenze di trumbo_1chi ha contribuito allo splendore della settima arte. Il Dalton Trumbo del titolo è lo sceneggiatore che finì nel mirino del governo, e passò dalla nomination agli Oscar alle sbarre della galera.

È Bryan Cranston a dargli nuovamente lustro sullo schermo, ripercorrendo le vicende che lo portarono dall’alto verso il basso, e poi di nuovo in alto, con l’ausilio di filmati d’epoca che, mentre aumentano il livello di attendibilità della narrazione, interrompono l’illusione di realtà del film. Più riuscite le ricostruzioni ad hoc, quando Michael Stuhlbarg, per esempio, riporta in vita Edward G. Robinson sul set di uno dei suoi film, o una (eccezionale) Helen Mirren nei panni di Hedda Hopper ricorda i tempi dei cinegiornali.

bryancranstonhelenmirrentrumboPer chi ama il cinema almeno un po’ è sempre bello fare un passo indietro agli anni della MGM e dei film in bianco e nero, di Kirk Douglas e di Vacanze romane, e se anche non lo amassimo così tanto resta comunque tutta la bellezza del riscatto di uno sceneggiatore che ha continuato a scrivere, scrivere e scrivere, anche quando nessuno voleva che lo facesse.

Cranston ci regala un’interpretazione magistrale, in un ritratto esaltato dall’ironia del personaggio di cui non nasconde i suoi personalissimi vizi, gli egoismi, le contraddizioni e le arroganze. Potrebbe reggere da solo tutto il peso del film, anche se per fortuna è circondato da Louis C.K., Elle Fanning, John Goodman e altri ancora. Sarebbe stato bello vedere qualcos’altro del cinema di quegli anni, ma forse più che essere un difetto imputabile al film, è il problema di una storia che meriterebbe di essere raccontata tutta per esteso, al di là delle due ore di trama. Ed è colpa nostra che amiamo il cinema, che vogliamo saperne sempre di più, di più, di più.

VOTO: 9

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