Gli odiosi otto di Tarantino

Ho sentito dire che il nuovo film di Tarantino è pieno di violenza ingiustificata. Ho letto critiche all’eccesso di sangue che scorre anche laddove non è necessario. Uno poi si aspetta chissà cosa, che magari il regista di Pulp Fiction abbia spostato l’asticella della crudeltà cinematograficamente accettabile molto più in su, e invece no.

Per chi non lo sapesse ancora, e dubito che qualcuno non ne sia a conoscenza, nei film di Tarantino muore sempre qualcuno. A volte anche tanti. Persino i protagonisti possono morire. E ci si spara, ci si strangola, saltano teste e si infilzano gli occhi.

La violenza che esplode anche in The Hateful Eight è più che necessaria. È la conclusione inevitabile a tanti minuti che i personaggi passano a presentarsi a se stessi e allo spettatore, a tentare di confondersi e di nascondere dietro ciò che non sono e che vogliono farci credere di essere.

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Metti un mucchio di impostori, fuorilegge, giustizieri e svitati, rinchiusi tra le quattro mura di una locanda fino a che non cessa la bufera di fuori, e immagina che ognuno di loro rappresenti potenzialmente un pericolo per l’incolumità dell’altro. E tutto (o quasi) ruota attorno a Daisy Domergue, l’assassina condannata alla forca di Jennifer Jason Leigh, una reietta nel film che ha il volto di un’altra dimenticata dal cinema che conta. Accanto a lei, un cast di veterani dell’universo tarantiniano quali Tim Roth, Michael Madsen e Samuel L. Jackson, ma anche Kurt Russell, Demian Bichir, e Bruce Dern che nel western è di casa, e un meraviglioso Walton Goggins. Ma Jennifer Jason Leigh resta insuperabile.

È a lei che spetta colmare il vuoto sul versante comico lasciato da Christoph Waltz, sebbene l’ironia a cui siamo abituati faccia le sue incursioni meno spesso. C’è molta meno azione e molte più chiacchiere in questo ottavo film del nostro Quentin. Naturale, perciò, che alla fine il sangue schizzi da tutte le parti.

Manca pure un lieto fine, se vogliamo dare all’espressione il suo consueto significato, perché, per averne uno, dovremmo essere di fronte a una più netta distinzione tra buoni e cattivi, ma soprattutto dovremmo poter tifare per i primi. Ma si sa, con Tarantino finisce sempre che i cattivi sono più affascinanti. Non vi aspettate di prevedere come vadano a finire le cose. Gli imprevisti sono di casa, e se volete sapere che ci fa Channing Tatum nei titoli di testa, mettetevi comodi e pazientate.

VOTO: 9

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