Incontriamoci a Belleville

Ricordo bene di quando vidi Appuntamento a Belleville la prima volta, la sensazione di inquietudine che mi procurò. Dev’essere prima di tutto per i disegni.

Non può essere soltanto per il plot, una storia di scommesse clandestine e mafia francese nel bel mezzo del Tour de France. Champion che corre per la vittoria, il rapimento da parte di una banda di gangster e l’amorevole ricerca della nonna e del fedele cane fanno già abbastanza per rendere la storia e l’atmosfera molto diversi da un cartone animato in stile Disney, dove le ambientazioni sono più rassicuranti e a rimetterci la pelle sono solo i cattivi.

id_image_60Già le musiche, un po’ tetre e un po’ rétro, fanno la loro parte nell’aggiungere cupezza e serietà, per quanto stemperate dal sarcasmo e dai personaggi ridicolmente comici diffusi qua e là. La scena iniziale intrisa di jazz e di pungenti caricature basta da sé.

Forse è anche per la quasi totale assenza di dialoghi, a cui sopperisce la voce fuori campo della televisione e della cronaca sportiva, e che resta comunque impercepibile.

No, sono soprattutto i disegni. Spilungoni esageratamente alti o nanetti inverosimilmente bassi, donne incredibilmente grasse accompagnate da sventurati mariti gracilini, e ovunque tratti somatici accentuati fino all’esasperazione. Lunghissimi nasi e vitini da vespa da far invidia a qualunque modella, è questo inasprimento della fisicità umana e dei suoi difetti a provocare una sensazione di inquietudine che ti accompagna dall’inizio alla fine.

les-triplettes-de-belleville_05-1024x611Appuntamento a Belleville ha rivelato al mondo il talento fuori dal coro di Sylvain Chomet, in un universo dominato da animali e creature fantastiche, oggetti che prendono vita ed esistenze umane in cui viene fuori il sovrannaturale.

Chomet ci riporta alla realtà, una realtà in cui peraltro nessuno vorrebbe vivere, ricordandoci che i cartoni animati possono incrociare la satira e la cronaca nera, che esiste un altro modo di fare animazione, e che questo modo può divertire, può intrattenere e può anche inquietare, e lo fa con le sagome di brutti ceffi dalle spalle quadrate, o col sorriso a trentadue denti di un servile cameriere piegato fino a toccare terra, e con un ciclista che somiglia a Fausto Coppi, una nonna coraggiosa e un cagnolone che non si regge sulle zampe e abbaia al passaggio del treno.

VOTO: 10

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